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Medici: troppi farmaci ed esami per paura delle denunce

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Pubblicato il: 23-05-2013
Sanihelp.it - La medicina difensiva, cioè quella tendenza dei medici a prescrivere più esami, visite e farmaci del necessario per scongiurare eventuali procedimenti giudiziari e richieste di risarcimento da parte dei pazienti, costituisce un tema sempre più alla ribalta negli ultimi anni.

La relazione di fine legislatura presentata a gennaio 2013 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari della Camera dei Deputati ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica numeri preoccupanti: l’incidenza dei costi della medicina difensiva sulla spesa sanitaria nazionale è del 10,5%. Stiamo parlando di un costo per lo Stato di 10 miliardi di Euro, pari allo 0,75 del PIL.

Il fenomeno è diffusissimo. La pressione che i medici avvertono nello svolgimento della loro attività è molto forte e ciò condiziona il loro approccio alla diagnosi e alla terapia. La Commissione ha citato un’indagine condotta nel novembre 2010 dall’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma: i dati raccolti mostrano che il 78% dei medici intervistati ritiene di correre un maggior rischio di procedimenti giudiziari rispetto al passato e il 65,4% dichiara di subire una pressione indebita nella pratica clinica quotidiana a causa di questo rischio.

In particolare, un eccesso di autotutela da parte degli intervistati viene esercitato negli esami strumentali (il 22% del totale vengono prescritti per abbondare in sicurezza), mentre gli esami di laboratorio e le visite specialistiche prescritte a titolo difensivo costituiscono il 21% del totale. Questi comportamenti nascono come reazione di autodifesa da parte dei medici alla crescita del contenzioso legale in campo sanitario, e generano un sensibile aumento dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale.

La crescita del contenzioso legale, rileva la Commissione nella sua relazione, è legata al manifestarsi, anche in Italia, di un nuovo indirizzo culturale e giurisprudenziale diretto a incrementare esponenzialmente il risarcimento del danno biologico ed esistenziale.

Inoltre, oggi un paziente più informato e più consapevole si trasforma in un vero e proprio consumatore di salute, con esigenze specifiche nei confronti del medico che portano a una pressione maggiore su quest’ultimo e, di conseguenza a comportamenti spesso eccessivamente difensivi in fase di diagnosi e di terapia. 

Incidere sul comportamento dei professionisti della salute, riducendo questo fenomento, avrebbe effetti nel medio periodo di gran lunga superiori alla spending review.

Tra le tante proposte: una maggiore attenzione alla formazione sul rapporto e la comunicazione tra medico e paziente; la promozione del ricorso alla conciliazione in caso di errori medici; l’utilizzo di strumenti volti a monitorare la congruenza delle scelte cliniche; lo sviluppo di linee guida e raccomandazioni cliniche che definiscano l’approccio diagnostico più corretto e patterns clinici condivisi, evitando ridondanze ed esami inutili.


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