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Pubalgia: i consigli degli esperti

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Pubblicato il: 21-05-2013

Questo disturbo, conosciuto anche come male del calciatore, può in realtà colpire tutti: dai runners ai rugbisti, dai cestisti agli sportivi amatori.

Pubalgia: i consigli degli esperti © Photos.com Sanihelp.it - Secondo gli esperti a causare la pubalgia potrebbero essere ben 72 cause differenti, distinte tra loro a seconda dei muscoli, dei legamenti e delle aree coinvolti. Numerose cause dunque, ma uno solo (e ben riconoscibile) è l’effetto: la patologia si manifesta sempre attraverso un dolore acuto che si irradia dall'inguine verso i muscoli della gamba, e che rende impossibile anche gesti semplici come scendere o salire dall’auto e fare le scale di casa.

A soffrirne sono in particolare i calciatori professionisti, ma non solo. Anche chi, con l'inizio della primavera, si appresta a calcare i campetti di calcio per la classica partita del venerdì dopo mesi di letargo sportivo, può essere vittima di questo disturbo. Così come tutti i runners – dai più esperti a quelli di prima scarpa - e gli sportivi in generale. «La pubalgia è un disturbo da sovraffaticamento muscolare» spiega Jacques Lamarche, esperto di Biomeccanica Clinica del Centro Medico di Neurofisiologia e Biomeccanica applicata alle disfunzioni pelvi-perineali di Milano «che colpisce soprattutto chi gioca a calcio perché si tratta di uno sport che prevede uno stress ripetuto dei muscoli della coscia fatto di tiri, scatti, dribbling e torsioni laterali».

Come prevenire l’insorgere di questa patologia allora? Ecco i consigli del dottor Lamarche sia per chi si appresta a riprendere l’attività agonistica, sia per i semplici amatori:
1) ricominciare a fare movimento con gradualità
2) far precedere le prime partite/ allenamenti da un po' di attività lenta, come una corsa leggera o camminate a passo svelto
3) non eccedere in scatti e salti durante l'azione
4) far attenzione anche all'uso di scarpe adatte, un dettaglio che spesso viene sottovalutato
5) evitare i terreni troppo duri e, nel caso in cui si manifestano contratture e sensazioni dolorose, sottoporsi ad un esame posturale
Prevenire è meglio che curare, si sa, ma se la patologia è già in atto non possiamo far altro che correre ai ripari. Prima mossa utile: sottoporsi ad un esame specifico, in grado di fornire maggiori informazioni sul decorso del problema. «Gli esami di riferimento in questo senso sono la radiografia, la scintigrafia, l’ecografia, la risonanza magnetica e la Tac» affermano gli esperti. Se non si interviene per tempo infatti la sentenza può rivelarsi molto amara: ci vogliono da 1 a 6 mesi di riposo per guarire, ma se la pubalgia non viene diagnosticata e trattata per tempo è necessario molto più tempo.

La pubalgia purtroppo non è un disturbo che passa da solo: «Serve una speciale educazione motoria» afferma l'esperto «con l’acquisizione da parte del corpo di nuove informazioni propriocettive, quelle che guidano l’equilibrio e il movimento. I farmaci soffocano il dolore, ma non correggono il problema. La chiave è riconoscere l’entità e il livello dei traumi per migliorare la mobilità dell’anca e stabilizzare la regione lombo-pelvica». Continua Lamarche: «L'esame diagnostico e la valutazione sono rapidi e avvengono nella prima seduta. Stabilita l'origine del problema si interviene su due fronti: riprogrammazione motoria e rifunzionalizzazione muscolare».

E per chi si muove per tempo ci sono buone notizie: 4 o 5 sedute possono essere sufficienti per invertire il decorso della malattia, scongiurare le ricadute e/o aumentare le performance atletiche.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ufficio Stampa Malaguti Lamarche

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