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L'astrologia indiana

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Pubblicato il: 09-09-2004

In India l'astrologia ha radici antiche così come presso i Sumeri: la valle dell'Indo, dove fiorirono civiltà raffinate, è una delle culle dell'umanità.

Sanihelp.it - In India l’astrologia ha radici antiche così come presso i Sumeri: la valle dell’Indo, dove fiorirono civiltà raffinate, è una delle culle dell’umanità.

Almeno dal 3000 a.C. ebbero luogo scambi tra i diversi popoli. A partire dal 1500 a.C., i Veda, la più antica opera letteraria scritta dagli indo-ari, il cui contenuto era stato fino a quel momento tramandando oralmente, ripercorrono la storia degli dei, registrando i riti che sono loro tributati e descrivendo le conoscenze astrologiche utilizzate dai sacerdoti.

Astronomia, medicina e astrologia erano basate su un sistema articolato sulle fasi lunari: le 27 case (nakshatras) sono state utilizzate da sole fino al III secolo a.C.; ogni nakshatras era associata a un pianeta, un simbolo o una divinità e corrispondeva approssimativamente al cammino percorso in un giorno dalla luna.

Ciascuno dei 27 segni era legato a una stella, descriveva caratteristiche peculiari e annunciava avvenimenti particolari. Per esempio, Anuradha, la diciassettessima casa, simboleggiata da un fiore di loto, era retta da Saturno; essa prometteva buona salute e vitalità, rendeva abili a organizzare le diverse attività, spingeva ad intraprendere i viaggi, rendeva gelosi, reattivi e collerici.

Quando le previsioni erano sfavorevoli, si recitavano i mantra e i rituali contenuti nei Veda, in particolare il Rgveda, al fine di influenzare il destino e ottenere l’appoggio delle divinità.

Con le conquiste di Alessandro Magno, nel 327 a.C., la cultura greca si estese in tutta la regione, fino all’India, dove vennero adottate le tecniche astrologiche dei Greci, soprattutto lo zodiaco a dodici segni, e furono usati i medesimi pianeti: Surya (il sole), Soma (la luna, dio maschile come in Mesopotamia) e le loro spose.

Queste ultime erano associate alle 27 case. L’astrologia indiana, fondamentalmente assai vicina a quella occidentale, fiorì in modo originale nel corso dei secoli. La sua particolarità stava nell’utilizzo di uno zodiaco siderale, vale a dire legato alle stelle e non alle stagioni.

D’altra parte, gli indù tenevano conto della posizione dei nodi lunari (punti astronomici legati all’orbita della luna), che l’astrologia occidentale a propria volta prenderà in prestito.

Questa disciplina era riconosciuta e praticata in tutte le caste e in ogni momento della vita: matrimonio, attività, destino, cure mediche, culti religiosi. La sua influenza culminò con gli scritti di Vahara Mihira, tra il IV e il VI secolo a.C., che fecero il punto sulle conoscenze astronomiche e astrologiche.

L’arrivo degli arabi nel 632 a.C. favorì un nuovo scambio di conoscenze astrologiche che arricchì entrambe le culture. L’astrologia indiana continuò a essere praticata quotidianamente a tutti i livelli sociali, con astrologi titolati a servizio dei re, fino all’epoca moderna, quando subì ancora qualche influenza legata alla colonizzazione inglese, anche se alcuni astrologi si sforzarono di conservare la tradizione.


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Alice Pazzi

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