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Speciale Uva e Vino

Quell'acino con la farmacia dentro

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Pubblicato il: 20-09-2004

Le sostanze contenute negli acini d'uva potrebbero sostituire molti farmaci nella cura e nella prevenzione di alcune malattie. Ecco i segreti del frutto degli dei.

Sanihelp.it - Cosa sapete sulla vitis vinifera, famiglia delle vitacee, o più semplicemente uva?
Sicuramente che è un frutto gustoso, che matura in autunno e che produce vino.
Ma in realtà l’uva nasconde ben altri segreti: per esempio quello di possedere principi attivi più potenti di un medicinale.

Anche se questo frutto viene associato al benessere fisico da più di 4000 anni, la scoperta si deve a recenti ricerche della moderna fitoterapia, che hanno individuato tra i componenti dell’uva numerose sostanze utili quali fibre, zuccheri direttamente assimilabili (glucosio, fruttosio, destrosio e levulosio), vitamine (A, B1, B2, C, PP) e sali minerali (potassio, manganese, ferro, calcio,magnesio, fosforo, iodio, arsenico, carbonio e boro).

Ma i principi attivi più importanti dell’uva sono gli acidi a elevato potere antiossidante, le cosiddette proantocianidine oligomeriche, che in questo frutto raggiungono la straordinaria concentrazione dell’85-95%.

Le proprietà di queste molecole sono tantissime: l’acido tartarico, ad esempio, è antiossidante e regolatore del pH, ha un’azione leggermente lassativa e protegge il cavo orale dalla carie stimolando la salivazione.

L’acido gallico, invece, è un potente astringente, mentre l’acido cremortartarato è rinfrescante, purificante e purgante, e per il suo elevato contenuto di potassio svolge un’importante funzione nella prevenzione del cancro.

Tutti i componenti derivati dalle proantocianidine, poi, sono utili per la prevenzione delle malattie dell’apparato cardiovascolare, prime tra tutte l’arteriosclerosi e l’infarto, perché sono in grado di stabilizzare le pareti dei vasi sanguigni e di inibire l’aggregazione sanguigna, impedendo la coagulazione del sangue.

Vi sembra poco? L’uva possiede anche note virtù sgonfianti nei confronti degli edema post-operatori, ed è in grado di ridurre notevolmente i sintomi tipici di un’operazione chirurgica complessa quali gonfiori, dolori e parestesie.

Studi recenti hanno poi dimostrato come la somministrazione di estratto secco di acini d’uva sia in grado di ridurre significativamente le visioni notturne, e di esercitare un benefico effetto preventivo anche nei confronti di degenerazioni maculari, infiammazioni e allergie. Tra l’altro sembra che i potenti agenti chimici dell’uva riescano a sciogliere cisti, fibromi, neoplasie e formazioni anomale come calcoli e ascessi.

Infine l’uva è consigliata per curare l’anemia perché ricchissima di ferro, per artriti e reumatismi perché fortemente diuretica, per la cura della stipsi perché ricca di fibre e sostanze leggermente lassative, e in casi di demineralizzazione, gravidanze o convalescenze, perché molto disintossicante.

Sembra quasi incredibile che un piccolo acino possa nascondere tutte queste sorprese!
Ma non tutte le uve sono uguali. Quelle rosse contengono infatti una quantità di flavonoidi 20 volte superiore a quella delle uve bianche, e questo le rende più efficaci nel proteggere l’ossidazione delle proteine che causa l’arteriosclerosi.

In linea generale, quindi, è meglio preferire il succo di uva rossa, che viene consigliato nella quantità di 50 milligrammi al giorno come antiossidante generico, mentre per la cura di patologie specifiche come le vene varicose la dose è di 150-300 milligrammi al giorno.


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Redazione Sanihelp.it

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