Le parole più cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

L'opinione dello psichiatra

Femminicidio: se l'omicida non è un malato mentale

di
Pubblicato il: 25-06-2013

Solo il 5% degli omicidi soffre di un disturbo mentale, il restante 95% è autore consapevolmente di un gesto violento e aggressivo. Le precisazioni della Società Italiana di Psichiatria.

Femminicidio: se l'omicida non è un malato mentale © Photos.com Sanihelp.it - I casi di violenza sulle donne trovano molto spazio nelle cronache del nostro Paese, i cosiddetti femminicidi portano con sé molto dibattito anche nell’opinione pubblica e spesso i casi vengono seguiti per anni, le vite dei protagonisti scandagliate alla ricerca di un perché. Storie ordinarie talvolta che sfociano in una violenza ingiustificata. Le giustificazioni in questi casi, spesso anche di natura psicologica, creano più confusione.

A fare chiarezza scende in campo la Società Italiana di Psichiatria per voce del suo presidente Claudio Mencacci, anche direttore del dipartimento di neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano: «Solo il 5% delle persone imputate di omicidio sono dichiarate inferme di mente, il restante 95% è capace di intendere e volere ed esprime in maniera prevaricante e prepotente la propria sopraffazione o intolleranza nel non riuscire a possedere il proprio oggetto di amore, aggravate da aspetti di insensibilità nei confronti dell'altro, di ipocrisia e di menzogna».

Secondo recenti studi, alla base dei fenomeni di violenza ci sarebbero fattori socio economici, ambientali e culturali acuiti dalla crisi economica e dall'uso di alcol e stupefacenti. «Si tratta, il più delle volte, di individui con personalità antisociale - aggiunge Mencacci - e con una storia personale di comportamenti violenti che nulla hanno a che fare con problematiche o disturbi mentali. Gli apparati giudiziari e le forze dell'ordine non possono più permettersi superficialità, non è più possibile trovarsi di fronte a un omicidio magari dopo anni di segnalazioni senza che vi sia stato alcun intervento serio dell'autorità giudiziaria. Occorre intervenire prima, subito, e con decisione, per evitare morti insensate». 

La Camera dei Deputati ha recentemente ratificato la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, ma secondo gli psichiatri le leggi da sole non bastano: «Servono più decisione e meno tolleranza di fronte a questi reati. Inoltre non si deve giustificare la spettacolarizzazione o legittimare gli atti violenti che provocano emulazione. Sempre più donne sono preda della furia maschile perché la spettacolarizzazione e il compiacimento che oggi ruotano attorno al gesto violento e aggressivo portano all'emulazione crescente e all'acquisizione di comportamenti negativi, intesi come legittimati dalla collettività. Questo modello va stroncato, perché enfatizzare l'aspetto eroico o esibito significa invitare al compimento di atti lesivi gravi in maniera sempre maggiore». La situazione è complessa e a essere coinvolta è un'intera generazione che fatica a tollerare la frustrazione, soprattutto se riguarda la mancata soddisfazione dei propri bisogni, un problema di ordine educativo e sociologico dunque. 

«Va dunque sfatata la convinzione che vi sia necessariamente una connessione tra malattia mentale e violenza. Attribuire automaticamente gli atti di violenza a persone con disturbi mentali porta ancora di più a stigmatizzare queste patologie e coloro che realmente ne soffrono e che si curano. Aumentare la vergogna porta a un allontanamento dalle cure di tutti quei soggetti che potrebbero invece trarne grande beneficio. La ragione risiede in un atteggiamento comportamentale e culturale, sempre più diffuso, rivolto all'intolleranza, alla prevaricazione e alla possessività tale per cui le persone hanno perso la loro identità e sono diventate oggetti che appartengono ad altri e di cui non si accetta l'idea che possano essere perduti». Servono misure precauzionali forti, anche da parte della Legge: «L'appello è non solo alle forze dell'ordine che devono essere messe in grado di intervenire, quando e laddove necessario, in termini protettivi, ma soprattutto ai Giudici quando si trovano a decidere se convalidare o meno un arresto per questi motivi. A loro chiediamo di essere severissimi e di applicare con maggiore attenzione i sistemi preventivi, abolendo le giustificazioni, anche di natura psicologica: si tratta nella maggior parte dei casi di un vero e proprio gesto aggressivo».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Agi

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
3.5 stars / 5
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?
Ti potrebbe interessare:


Promozioni:

Commenti