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Tumori benigni

Fibromi uterini: trattamenti su misura

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Pubblicato il: 09-07-2013

Sono i più comuni tumori benigni del tratto genitale femminile e colpiscono le donne in età fertile. I trattamenti devono rispondere alle esigenze delle pazienti. Le novità.

Fibromi uterini: trattamenti su misura © Photos.com Sanihelp.it - I fibromi uterini (o leiomiomi o miomi) sono i più diffusi tumori benigni del tratto genitale femminile per le donne in età fertile, associati a un’alterazione dell’equilibrio ormonale. Interessano fino al 40% della popolazione femminile di età compresa tra i 35 e i 55 anni, tra cui 24 milioni di donne nell’Unione Europea e 20 milioni in Nord America. Non se ne conoscono le cause, alcuni fattori di rischio sono: la storia familiare (ad alto rischio le donne con madre o sorella che ne hanno sofferto), la razza (con incidenza più elevata tra le donne di razza nera), la gravidanza e il parto (hanno un effetto protettivo e possono ridurre il rischio per una donna di svilupparli), obesità.

Si distinguono tre tipologie di fibromi uterini, a seconda di dove sono localizzati all’interno dell’utero. I fibromi sottosierosi si sviluppano nella parte esterna dell’utero e continuano a crescere all’esterno. Solitamente non incidono sul flusso mestruale né causano eccessivo sanguinamento, ma possono provocare dolore, dovuto alla grandezza del fibroma stesso e alla pressione esercitata su altri organi. I fibromi intramurali sono i più comuni e si sviluppano nello spessore della parete uterina e si espandono, facendo percepire l’utero più grande del normale. Si manifestano con sanguinamento più abbondante della norma durante il ciclo mestruale, dolore pelvico e mal di schiena, aumentata frequenza delle minzioni e senso di pressione. I fibromi sottomucosi infine sono la tipologia di fibroma meno comune, si sviluppa all’interno della cavità uterina e può causare forti emorragie mestruali insieme con cicli mestruali prolungati.

I fibromi sottosierosi e sottomucosi possono essere anche peduncolati, cioè sono attaccati mediante un peduncolo alla parete uterina esterna (sottosierosi) o interna (sottomucosi).
Circa il 50% delle donne con fibroma uterino non presenta sintomi gravi tali da richiedere un trattamento. Nel restante 50% che ne necessita, i fibromi possono incidere notevolmente sulla qualità di vita. I sintomi principali sono: eccessivo sanguinamento dell’utero, forti emorragie mestruali, anemia, dolore addominale e senso di pressione, aumentata frequenza delle minzioni e infertilità. In particolare, il sanguinamento mestruale abbondante è uno dei sintomi più invalidanti, con implicazioni sullo stato di salute, ma anche di natura sociale ed economica (come ad esempio più bassi tassi di occupazione, maggiore assenza dal lavoro e perdita di guadagno per le donne che soffrono di abbondanti sanguinamenti mestruali).

La diagnosi si effettua attraverso esame pelvico o ecografia transvaginale, eseguiti dal ginecologo. La scelta del trattamento dipende dai sintomi, dall’età della paziente e dall’eventuale desiderio di gravidanze e di evitare l’intervento chirurgico, soprattutto l’isterectomia. Obiettivo è controllare i sintomi, come il contenimento del sanguinamento uterino o la riduzione del volume del fibroma stesso. La principale terapia dei fibromi uterini è ancora oggi rappresentata dal trattamento chirurgico: miomectomia (asportazione del fibroma conservando l'utero), embolizzazione dell’arteria uterina (meno frequente) e isterectomia (asportazione dell'utero), la forma di trattamento più invasiva.


Tra le terapie mediche pre-operatorie per il trattamento dei fibromi uterini sintomatici, gli agonisti dell’ormone favorente il rilascio di gonadotropine (GnRH) hanno dimostrato di essere efficaci, ma il loro utilizzo è limitato a causa dei significativi effetti collaterali (vampate, demineralizzazione ossea, secchezza vaginale). Una recente alternativa terapeutica è rappresentata dai modulatori selettivi del recettore del progesterone (SPRMs), con trattamento della durata di tre mesi, che hanno dimostrato di alleviare i sintomi correlati alla presenza di fibromi uterini e di ridurne il volume, presentando un miglior profilo per quanto riguarda gli effetti collaterali. 

I dati pubblicati nel febbraio 2012 sul New England Journal of Medicine, hanno dimostrato la sicurezza e l’efficacia di ulipristal acetato, un modulatore selettivo del recettore del progesterone (SPRM), somministrato per un periodo di tre mesi. Ulipristal acetato in compresse da 5 mg ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio il 23 febbraio 2012 e rappresenta il primo SPRM disponibile per il trattamento pre-operatorio di sintomi da moderati a gravi di fibromi uterini, in donne adulte in età fertile. Il trattamento può durare fino a tre mesi. In commercio in diversi paesi dell’Unione Europea, non è ancora disponibile in Italia.
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Incontro stampa Gedeon Richter

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