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Uno studio dell'Eurodap

Under 40: 2 su 3 sempre connessi in vacanza

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Pubblicato il: 20-08-2013

Complici gli smartphone, due italiani su tre tra i 20 e i 40 anni trascorreranno le vacanze sempre connessi, soprattutto ai social network.

Under 40: 2 su 3 sempre connessi in vacanza © Photos.com Sanihelp.it - A renderlo noto, uno studio dell'Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico: «Due italiani su tre, tra i 20 e i 40 anni, che hanno risposto al nostro sondaggio on line, al quale hanno preso parte trecento persone, non rinunceranno ad aggiornare il proprio profilo Facebook o Twitter pur stando in vacanza», spiega Paola Vinciguerra, presidente dell'Eurodap.

«Questo vuol dire che anche nel periodo di vacanza si continuerà a usare ininterrottamente tutto ciò che di solito fa parte del nostro quotidiano. Si avranno tra le mani telefonino e tablet, rimanendo legati alla vita di tutti i giorni. I paesaggi diversi, i ritmi diversi, le socializzazioni diverse saranno momenti ricondotti al nostro mondo abituale. Questo ridurrà fortemente il beneficio della vacanza che ha in sé il significato di riposo proprio nel cambiamento dei rituali che fanno parte della nostra organizzazione quotidiana. Rimanere in contatto come se dovessimo sempre controllare, star li altrimenti non esistiamo, far sapere a tutti cosa facciamo invece di sentire noi il piacere di ciò che stiamo vivendo in quel momento, produce sicuramente stress.

Prima si diceva vado in vacanza e stacco la spina ed era davvero così. Oggi tutto è cambiato, anche l'approccio a quello che dovrebbe essere soprattutto un periodo di riposo mentale, sta rischiando di divenire un qualcosa che si fa, ma non si vive tanto per sé quanto per comunicarlo agli altri. Che i social network possano dare dipendenza è cosa già appurata. Ciò che invece abbiamo capito dal sondaggio è che a spingere una persona a non abbandonare in vacanza la connessione al suo mondo virtuale è la paura di non poter far più parte del gruppo, che evidentemente ci dona una sensazione di identità e appartenenza. Staccare tutto, sparire dalla condivisione, crea il senso del distacco e del vuoto e la paura del rifiuto nel momento in cui ci riconnettiamo. Sicuramente l'altro aspetto riguarda il far vedere e la necessità di consenso, di approvazione che i social producono intorno a una persona. Si posta una foto del luogo dove si va in vacanza, la discoteca piena di gente e si ha il mi piace degli amici. Si ottiene così una sorta di approvazione rassicurante: io ci sono, quello che faccio e scelgo va bene perché piace anche agli altri. È come se da soli non sapessimo valutare e apprezzare ciò che facciamo e avessimo continuamente bisogno di conferme».


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