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Salute su internet? 1 italiano su 3 teme l'effetto ansia

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Pubblicato il: 05-08-2013
Sanihelp.it - In Italia l’informazione scientifica conquista la sufficienza, ma non sul web. I lettori promuovono infatti i media tradizionali, mentre 1 su 3 non si fida delle news di salute su internet e sui social network. Gli italiani bocciano dunque il web e temono l’effetto ansia: se più di 1 lettore su 2 va infatti alla ricerca di articoli e di programmi scientifici e ne apprezza l’utilità, il 39% cerca di evitarli per paura di ansia e allarmismo.

È quanto emerge dai nuovi dati dell’Osservatorio Salute AstraZeneca che svela l’anima esterofila dell’informazione scientifica italiana: secondo gli stessi giornalisti, infatti, le notizie di salute sono di maggiore qualità negli Stati Uniti (per il 33% dei reporter intervistati) e in Inghilterra (29%), ma anche in Francia (13%) e in Germania (11%). Sono ritenuti peggiori solo i media spagnoli, considerati di qualità inferiore dal 12% dei giornalisti italiani.

I lettori giudicano l’informazione scientifica italiana e le danno un bel 6 in pagella per utilità, chiarezza e fiducia nelle notizie ricevute. Sufficienza piena per i mezzi di comunicazione tradizionali, mentre internet è rimandato a settembre (voto medio del 5,7) e i new media ricevono una pesante bocciatura (4,8).

Gli italiani, insomma, non si fidano ancora del web. Non è un caso, infatti, che quando si presenta un problema di salute solo il 10% degli italiani dichiari di cercare informazioni sul web - la percentuale sale al 37% nei giovanissimi tra 18 e 24 anni - mentre per 1 lettore su 3 internet confonde le idee e rende difficile selezionare le notizie scientifiche più attendibili.

I giornalisti e i blogger italiani si giudicano in maniera più severa degli stessi lettori, attribuendosi un po’ meno della sufficienza in pagella (voto medio del 5,8). I protagonisti dell’informazione scientifica riconoscono i propri errori: al primo posto – per più di 1 giornalista su 2 – c’è la propensione a esagerare le informazioni, che potrebbe generare paura e allarmismo.

In questa classifica dell’autocritica segue il rischio opposto, cioè quello di generare illusioni enfatizzando, per esempio, le promesse delle nuove cure (50%). Non mancano poi due pericolose tendenze: la banalizzazione di informazioni medico-scientifiche complesse (42%) e la mancanza della verifica delle fonti (33%). 

A proposito di tabù, i giornalisti di salute ritengono che si parli troppo poco di malattie mentali (93%), di malattie neurologiche (83%) e di malattie rare (80%), mentre 7 su 10 credono che ci sia un eccesso di fitness e diete (68%), ma anche di psicologia (20%) e di disturbi alimentari (17%). 

I giornalisti sembrano sopravvalutare l’importanza delle notizie online: il 70% considera erroneamente internet come la principale e più utilizzata fonte di informazione in tema di salute. I lettori, invece, mettono al primo posto i medici (99% degli italiani), poi i farmacisti (82%) e il passaparola tra amici e conoscenti (74%). 

Le percentuali si ribaltano, però, tra i più giovani: le news online diventano la fonte informativa principale. I new media si classificano all’ultimo posto tra le fonti informative in tema di salute: solo il 29% degli italiani si affida a blog, Facebook e Twitter (percentuale che sale al 44% tra i giovani).

L’Osservatorio Salute AstraZeneca ha elaborato quindi le opinioni degli giornalisti scientifici e ha ricavato un programma in 6 punti per migliorare la qualità e la percezione delle notizie di salute in Italia. Non esagerare le informazioni di salute, rischiando di generare paura e allarmismo. Non generare illusioni enfatizzando le promesse delle nuove cure. Semplificare, ma non banalizzare informazioni scientifiche complesse. Verificare sempre le fonti e le informazioni con esperti attendibili. No agli argomenti di moda. Non dimenticare che per gli italiani la prima fonte di informazione resta il medico. 
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Osservatorio Salute AstraZeneca

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