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Calcoli renali inclusi tra i fattori di rischio infarto

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Pubblicato il: 30-07-2013
Sanihelp.it - I calcoli renali aumentano il rischio di malattia coronarica e quindi di infarto. Lo conferma uno studio guidato dall’olandese Ron Gansevoort, ricercatore presso lo University Medical Centre Groningen, e pubblicato il 27 luglio 2013 sulla rivista The Lancet.

Sin da quando è stata individuata un’associazione tra malattia renale cronica e malattia cardiaca, molti studi hanno cercato di indagare più a fondo questo nesso, arrivando a coinvolgere in vent’anni più di 242 mila persone sane, uomini e donne, tra i 25 e i 75. Quasi 20 mila hanno sviluppato nel corso degli anni calcoli renali e, di questi ultimi, quasi 17 mila hanno avuto un infarto del miocardio. I risultati parlano chiaro: negli individui affetti da calcolosi renale, il rischio di infarto aumenta di più del 50%, soprattutto tra le donne.

«La calcolosi renale è un problema molto diffuso che interessa 10 uomini su 100 e 7 donne su 100 – ha spiegato Lidia Rota Vender, presidente dell’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari (ALT) – Sapevamo già che aterosclerosi, ipertensione, diabete e sindrome metabolica sono più frequenti in chi soffre di calcolosi renale. Oggi con questo studio sappiamo anche che i calcoli renali vanno inclusi tra i fattori di rischio dell’infarto».

In realtà il collegamento tra calcoli renali e infarto non è stato ancora chiarito del tutto: una delle ipotesi riguarda i disturbi di metabolismo del calcio che coinvolge gli individui affetti da malattia renale cronica.
Un consumo troppo esiguo di calcio potrebbe infatti favorire la liberazione del calcio contenuto nelle ossa che, provocando un maggiore coinvolgimento dei reni nel processo di smaltimento, faciliterebbe la deposizione di piccoli ammassi calcarei nelle vie urinarie: con il progredire del tempo, questi depositi solidi potrebbero ostruire le vie urinarie e causare dolore intenso intorno alla zona dei reni o nel basso addome.
Alla difficoltà di smaltimento di calcio corrisponderebbe una conseguente presenza eccessiva di questo elemento nel sistema circolatorio: poiché il calcio è uno degli elementi fondamentali per la coagulazione del sangue, un suo aumento incontrollato potrebbe provocare la coagulazione del sangue e quindi la formazione di trombi (masse solide di fibrina, piastrine e altre cellule del sangue) nelle arterie e nelle vene.

Altre possibili cause sono state individuate nel naturale processo di invecchiamento (che causa la perdita di funzionalità dei reni ed il conseguente deposito di calcio nei condotti) e nell’osteopontina, una proteina coinvolta nel processo di calcificazione dell’osso e presente in quantità elevata nelle persone che soffrono di malattie cardiache, che se non eliminata dai reni si accumula nel sangue.

«Il legame tra calcoli renali e trombosi va indagato più in profondità, perché i meccanismi che lo regolano non sono chiari, così come non è chiaro perché i calcoli siano più diffusi tra i bianchi, le donne e i diabetici – ha concluso Lidia Rota Vender – Quel che è certo è che una patologia piuttosto comune come i calcoli va considerata un fattore che aumenta il rischio di trombosi, dato che aiuterà la pratica clinica quotidiana, soprattutto in un’ottica di prevenzione. I prossimi anni saranno decisivi per capirne qualcosa di più e trovare strategie più raffinate di prevenzione e approcci terapeutici sempre più precoci ed efficaci»
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
The Lancet, Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari (ALT)

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