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Internet-dipendenza: dalla Pennsylvania una terapia di cura

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Pubblicato il: 06-09-2013
Sanihelp.it - Kevin Roberts, quarantaquattrenne americano della Pennsylvania, fino a dieci anni fa soffriva di una dipendenza che ha condizionato fortemente la sua vita: i videogiochi. Roberts passava seduto davanti allo schermo del computer dalle otto alle dodici ore al giorno, fino a quando un amico, passato in precedenza per il gruppo di disintossicazione degli Alcolisti Anonimi, ha riconosciuto nel suo vizio tutte le caratteristiche di una vera e propria tossicodipendenza.

La storia di Roberts, che dopo aver preso coscienza della propria condizione ha deciso di entrare in terapia per guarire dalla sua dipendenza, non è unica. Negli ultimi anni, in America, sono sorti diverse strutture che trattano tra gli altri questo tipo di disturbo. Ma c’è una novità: l’ospedale psichiatrico Bradford Regional Medical Center in Pennsylvania, è destinato a diventare il primo impianto del paese ad offrire un programma di cure ospedaliere per le persone a cui viene diagnosticata una grave dipendenza da Internet.

Il programma, a cui ci si può sottoporre esclusivamente in maniera volontaria, ha una durata di dieci giorni ed è stato progettato da esperti del settore e specialisti cognitivi aventi una massiccia esperienza nel trattamento delle dipendenze più comuni, come quelle da droga e da abuso di alcol.
«L’Internet-dipendenza è un problema che in questo paese rischia di diffondersi ancora più dell’alcolismo» spiega il dottor Kimberly Young, lo psicologo che ha fondato il programma, «il ventenne che divide il suo tempo tra fidanzata e World of Warcraft, certamente non richiede un trattamento. Il programma è stato pensato per coloro che, a causa dell’ossessione di Internet, hanno perso il controllo della propria vita. Questi individui sono stati spogliati delle loro capacità di svolgere una quotidianità normale e, nonostante abbiano tentato di smettere, non sono riusciti a sottrarsi alla loro dipendenza».

Il programma è stato progettato per ospitare classi composte da quattro pazienti adulti che verranno sottoposti ad un’attenta valutazione psicologica, nonchè a un pagamento di 14.000 dollari cadauno per i dieci giorni di cure previsti: tramite terapie individuali e di gruppo, i pazienti dovranno imparare a utilizzare Internet in modalità non problematica.
Secondo il dottor Roger Laroche, direttore del Dipartimento di psichiatria del Bradford «la maggior parte delle persone con una grave dipendenza da Internet, ha un qualche tipo di disturbo psichiatrico o problema di personalità non diagnosticato. Ecco perché ogni paziente inserito nel programma, dopo aver subito la disintossicazione digitale sarà analizzato psicologicamente».

La disintossicazione digitale comporta l’impossibilità per il paziente di connettersi a Internet o utilizzare il computer per 72 ore: se per molte persone il pensiero di essere disconnessi da Internet può essere associato ad una vacanza, nei pazienti che soffrono di dipendenza questa sospensione può causare depressione, irritabilità e in alcuni casi violenza. Come uno dei pazienti del dottor Young, che nel corso del periodo di disintossicazione ricorreva al masticamento di tazze di polistirolo e scariche di pugni contro il muro.

Il Disturbo da gioco è stato infine inserito dall’American Psychiatric Association all’interno della Bibbia degli psichiatri, ovvero il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, giunto ormai alla quinta edizione. Diverse le voci che si sono sollevate contro questa decisione: il dottor Allen Frances, professore emerito alla Duke University nonchè responsabile dell’unità operativa assegnata alla stesura della quarta edizione del Manuale, ha riferito che la decisione di inserire questa voce è stata prematura, in quanto mancano ancora prove accreditate che identifichino la dipendenza da Internet come disturbo problematico in sè: come ha anche dichiarato in un articolo pubblicato il 13 agosto sulla rivista The Huffington Post «se possiamo essere dipendenti da gioco d'azzardo e da Internet, perché non includere anche la dipendenza da shopping, da esercizio fisico, da sesso, da lavoro, da golf, da prendere il sole? Tutti gli interessi che appassionano rischiano di essere definiti come disturbi mentali».

La questione resta quindi aperta, con il suo punto più importante che deve essere ancora definito: dove tracciare la linea sottile che separa il passatempo ludico dalla dipendenza patologica?
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
The Huffington Post, www.foxnews.com

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