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Emicrania: un mal di testa dal devastante impatto sociale

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Pubblicato il: 18-09-2013
Sanihelp.it - Un attacco di emicrania non è un semplice mal di testa. Soltanto chi ha sperimentato in prima persona un episodio di questo tipo può comprendere il disagio, il dolore e la preoccupazione di chi è afflitto da questo grave disturbo, purtroppo ancora oggi grandemente sottovalutato.

Uno studio effettuato recentemente da Cegedim Strategic Data, società impegnata nelle ricerche di mercato in ambito farmaceutico, ha permesso di condurre un’indagine approfondita su pazienti con storia di emicrania per mettere a fuoco il devastante impatto sociale che questa patologia comporta.

Innanzitutto bisogna ricordare che esistono diverse tipologie di cefalea. Secondo la classificazione proposta dalla Società Internazionale delle Cefalee, i mal di testa si possono suddividere in tre macrocategorie: le cefalee primarie (non causate da altre patologie), le cefalee secondarie (sintomo di altre patologie o conseguenza di eventi traumatici) e le nevralgie craniche (causate dalla sofferenza dei nervi cranici).

Al gruppo delle cefalee primarie appartengono:

- l’emicrania, caratterizzata da dolore unilaterale pulsante di intensità media o forte;

- la cefalea di tipo tensivo, contraddistinta da dolore bilaterale di intensità lieve-moderata;

- la cefalea a grappolo, caratterizzata da un dolore unilaterale intenso che può coinvolgere anche la zona oculare;  

- altre cefalee primarie, comprendenti mal di testa non causati da altre patologie che non rientrano nelle precedenti categorizzazioni.

Lo studio di Cegedim è partito dalla raccolta delle informazioni, avvenuta dapprima nel corso di due focus group e in seguito tramite 202 questionari via web. Le persone coinvolte nell’analisi sono risultate essere per l’87% donne e per il 13% uomini, con un’età media di 43 anni. Requisito fondamentale per tutti i partecipanti è stata la diagnosi di una forma di emicrania.

L’emicrania infatti è suddivisa in due tipologie: senza aura (ovvero una cefalea pulsante accompagnata da nausea, vomito, ipersensibilità alla luce e agli odori), di cui soffre il 74% degli intervistati, e con aura (accompagnata da un formicolio che si dipana dalle dita al volto, da debolezza muscolare e disturbi del linguaggio) di cui soffre il 26%.

Dai dati raccolti è stato quindi appurato che la durata media di un attacco di emicrania è di 1,7 giorni, per un totale di 7,9 giorni ogni trenta: questo significa che per più di un quarto di ogni singolo mese (pari a circa tre mesi in un anno) l’emicrania perseguita coloro che ne soffrono.

Anche il livello di interferenza causato dall’emicrania nello svolgimento delle attività quotidiane è risultato significativamente elevato: ben il 52% degli intervistati parla di grave compromissione delle attività quotidiane, mentre il 38% di moderato. In particolare a causa dell’emicrania l’84% degli intervistati che lavorano o studiano hanno un calo dell’efficienza e del rendimento, il 76% deve rinunciare a svolgere i lavori domestici, l’80% è costretto a non partecipare ad attività famigliari ed il 60% rinuncia ad attività sessuale.

L’ultimo dato peculiare riguarda le tempistiche trascorse tra il primo attacco di emicrania ed una visita medica: il 63% si rivolge al medico entro l’anno, il 10% entro due, mentre il rimanente degli intervistati molto dopo. Contando che la diagnosi avviene mediamente dopo 5,7 anni dalla prima visita (e solamente grazie al neurologo o ad un centro specializzato in cefalee), il tempo trascorso tra i primi sintomi e la diagnosi risulta essere in media di sette anni.

Questo studio esplicita quindi le numerose difficoltà del vissuto e dell’impatto sociale che provoca l’emicrania, una patologia che coinvolge e travolge molti aspetti della vita: non un semplice mal di testa, ma un terribile disagio che necessita di un'informazione e di un'attenzione adeguate affinché si cominci a parlarne di più, molto di più.
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Cegedim Strategic Data

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