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Passione free-ride: inaugurati i fivecrazydown

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Pubblicato il: 24-09-2013

Per tutti gli amanti della discesa in bicicletta arrivano 5 nuovi percorsi in Valtellina. Una campionessa ci spiega come affrontarli al meglio.

Passione free-ride: inaugurati i fivecrazydown © Redazione

Sanihelp.it - Tra le varie specialità che si possono effettuare in mountain bike, il free-ride (che prevede percorsi sterrati tra salite e discese di media difficoltà) sta conquistando sempre più popolarità. Tanto che sono numerosi i nuovi percorsi che nascono un po' in tutta Italia. Diversi anche quelli già esistenti, che proprio dietro l'onda di entusiasmo che questo sport sta cavalcando, vengono risistemati e messi in sicurezza.

Ed è proprio sulle tracce di alcuni tracciati già esistenti che sono nati in Valtellina i 5 sentieri denominati fivecrazydown (Padrio - da Trivigno a Tirano, distanza 12,9 km - dislevello 1500 m, Tornantissima dal Monte Varadega a Grosio, distanza 10,7 km - dislivello 1852 m, Lagrosina, da Cigoz a Grosio, distanza 8,7 km - dislivello 1372 m, Schiazzera da Schiazzera a Tirano, distanza 12 km - dislivello 1782 m, Col D’Anzana, dal Col D’Anzana a Tirano, distanza 12,3 km - dislivello 1805 m), recuperati grazie ad un lungo intervento sul territorio tiranese, che vanno così ad ampliare l’offerta turistica del comprensorio e della vicina Val Poschiavo.

«Oltre alla segnaletica, molto curata, su cui sono riportate tutte le indicazioni tecniche e di direzione, sono state predisposta anche la traccia GPS dei sentieri e la parte cartografica con le nuove mappe destinate ai bikers» spiegano le guide di MTB della zona.

In occasione dell'inaugurazione dei percorsi abbiamo incontrato Laura Scaravonati, 34 titoli italiani in Mtb-Orienteering e medaglia di bronzo Mondiale, alla quale abbiamo chiesto qualche consiglio utile per chi vuole avvicinarsi a questo bellissimo sport.

- Quali caratteristiche deve avere la bici?
«Sicuramente deve essere una bi-ammortizzata e la forcella deve possedere un’escursione da 120 mm. I più bravi si avventurano nei five crazy down anche con la bike front, ossia con la sola forcella anteriore ammortizzata, ma non è da tutti. Meglio andare sul sicuro con le bike che si possono trovare anche sul posto».

- Quali protezioni è necessario indossare?
«Sicuramente si devono usare le protezioni per gomiti, ginocchia e, volendo, casco integrale. Va benissimo anche il caschetto tradizionale».

- Quale posizione assumere in bici durante la discesa?
«Quella che ti permette di rimanere in equilibrio. Ognuno ha la sua posizione, questione di stile. Di certo nelle discese ripide il sellino viene abbassato con un apposito strumento e ci si sposta all’indietro al massimo. I piedi sono liberi, cioè senza pedali a sgancio rapido, e quindi ci si bilancia anche mettendo il piede a terra nelle curve più tecniche».

- Cosa non bisogna assolutamente fare?
«Frenare in modo brusco e guardare troppo il panorama. Questo è uno sport che richiede massima concentrazione. Non ci si deve far prendere troppo la mano, perché può sempre esserci una radice, un sasso o un buco in agguato».

- Tra i fivecrazydown quale percorso consigli a chi vuole iniziare?
«I percorsi sono molto lunghi, ma ci si ferma spesso, per riposare un attimo o per aspettare gli amici. Ho incontrato in questi giorni (si è svolto un educational per i Media) anche giornalisti impreparati, che grazie al buon senso si sono cimentati con successo nelle discese. Li ho visti a loro agio nei sentieri di Schiazzera e Col D’Anzana, località di confine e territorio svizzero. Più tecniche la Grosina e Padrio. Comunque vi sono anche scorciatoie molto semplici per saltare i pezzi più tosti».

- Il più impegnativo per chi è già esperto?
«La Tornantissima, dove le curve sono insidiose e i meno esperti mettono il piede a terra per fare il tornante».

- Le principali difficoltà che si incontrano?
«Le difficoltà sono date da noi stessi, dal fatto che tendiamo a sottovalutare i pericoli. Tecnicamente direi le radici oppure il cambio di terreno, come nel passaggio dalla mulattiera al bosco. Da un terreno sdrucciolevole a uno sassoso».

- Cosa ti piace di questo sport?
«Mi piace il senso di libertà che regala la discesa e che qui è protratto per tanto tempo. Puoi fare 2.000 metri di dislivello senza fermarti, è bellissimo».

- Esistono dei corsi specifici/ scuole che insegnano a migliorare la tecnica?
«Certo che esistono, soprattutto dove ci sono i bike park. Oppure vi sono i maestri di mountain bike, figure di riferimento per le escursioni che ti sanno guidare in totale sicurezza, aiutandoti a gestire il mezzo nel migliore dei modi».



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