Cannabis, sperimentazioni anche in Italia
Al via in un istituto tecnico agrario un progetto autorizzato dal ministero della salute per la coltivazione sperimentale di cannabis sativa.
Sanihelp.it - I derivati di cannabis possono avere un
utilizzo terapeutico.
In Italia per il momento la legge non permette di sfruttare le potenzialità curative del suo principio attivo, il
tetraidrocannabinolo (THC).
Invece in numerosi paesi (Germania, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Svizzera, Canada, USA, Israele e Sud Africa) questo viene accettato come indicazione per la cura di nausea e vomito in
chemioterapia e per la stimolazione della fame nei malati di
Aids.
Ma le possibili applicazioni in corso di studio sono molte di più: dalla
sclerosi multipla alla terapia del dolore, dai traumi cerebrali alla
sindrome di Tourette, dalle allergie all’
asma bronchiale, fino ad arrivare a
epilessia,
tetraplegia e
depressione.
Il nostro paese purtroppo su questo terreno è molto indietro rispetto agli USA e alla gran parte dei paesi europei, ma qualcosa comincia a muoversi.
Nell’ambito di un progetto autorizzato dal Ministero della Salute in accordo con la normativa comunitaria in materia (Reg CE 327/2002), L’Istituto Tecnico Agrario J.F. Kennedy di Monselice (Padova) ha dato il via alla
coltivazione sperimentale di cannabis sativa a basso contenuto di THC, al fine di agevolare, promuovere e sostenere la ricerca scientifica sulla cannabis a scopi terapeutici.
L'assessore regionale del Veneto alla sanità, Fabio Gava, non è contrario. «Ritengo che uno dei compiti principali che ha l'assistenza», ha dichiarato, «sia quello non solo di curare la malattia, ma anche di togliere il dolore quando questa non è più curabile. Anche con queste metodiche, se hanno una comprovata efficacia».
Gava ha poi aggiunto: «con una delibera assunta dalla Giunta veneta l'anno scorso, abbiamo cercato di migliorare l'assistenza ai malati terminali con l’obiettivo di andare sempre più verso un
ospedale senza dolore, ma non c’è una connessione vera e propria tra quella delibera e questo progetto».
Si tratta più che altro di una ricerca di natura specifica, con un finanziamento statale, che prevede di studiare la migliore ottimizzazione per la coltivazione della cannabis ai fini industriali, farmaceutici o erboristici, in modo da poterla poi
utilizzare nel campo dell'antidolorifico.
Il fine ultimo, al di là di qualsiasi polemica, è lo sviluppo di conoscenze miranti a recare sollievo a pazienti affetti da gravi patologie.
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di Redazione Sanihelp.it
Fonte: ANSA, ACT (Associazione per la Cannabis Terapeutica) Tags:
cannabis
Revisione: 29-06-2009
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