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Tumore: contro la depressione Ti racconto un sogno

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Pubblicato il: 15-10-2013

I pazienti oncologici possono essere colpiti anche da depressione, anche in modo spesso grave; questa può interferire in maniera negativa sull'efficacia delle cure.

Tumore: contro la depressione Ti racconto un sogno © Photos.com Sanihelp.it - I pazienti oncologici possono essere colpiti anche da depressione, anche in modo spesso grave; questa può interferire in maniera negativa sull’efficacia delle cure. La percezione della realtà e i vissuti personali sono inoltre molto alterati nei luoghi di cura. Per favorire la qualità di vita e potenziare l’attività terapeutica gli Istituti Regina Elena e San Gallicano di Roma hanno attivato diversi progetti, alcuni dei quali presentati durante il convegno Depressione, social dreaming e mindfulness in oncologia.
 
"Ti racconto un sogno" è un progetto-pilota di umanizzazione competente, messo a punto dall’equipe dell’Area di Supporto alla Persona con l’intento di coinvolgere tutti coloro che  fanno parte della realtà ospedaliera : pazienti, familiari, volontari, medici, operatori sanitari. L’iniziativa intende promuovere un’esperienza conoscitiva di gruppo rivolta a tutti coloro che in qualche modo vivono e sono immersi nella realtà istituzionale ospedaliera del Regina Elena, con l’obiettivo di lavorare su quei blocchi, su quegli squilibri e sulle carenze relazionali che possono derivare da dinamiche emotive  rimosse e disconosciute.

L’ipotesi di fondo è che la rielaborazione dei vissuti legati alla malattia oncologica, stimolata dalla condivisione collettiva dell’immaginario onirico, possa rappresentare un utile strumento per riqualificare la comunicazione, e quindi la relazione, tra pazienti, famigliari ed equipe sanitaria, in altri termini per  umanizzarla.«Recuperando l’approccio delle culture tribali e delle antiche civiltà – spiega Tonino Cantelmi, direttore dell’Area di Supporto alla Persona - in cui i sogni venivano raccontati e discussi come chiavi per leggerne i significati simbolici, i sogni possono essere considerati come espressione di desideri e fantasie di un certo individuo, ma anche come speciali rappresentazioni di punti di vista e idee della persona a proposito della comunità in cui vive e delle organizzazioni a cui appartiene. La nostra esperienza evidenzia che l’Ospedale può divenire un vero e proprio crocevia di interazioni caricate di valenze e di attese non sempre reali». Le persone che si lasceranno coinvolgere dal progetto potranno esplorare creativamente i problemi e le sfide posti da una realtà molto complessa - l’evento cancro e suoi luoghi di cura - e di riflettere su come applicare la mente creativa allo svolgimento del proprio ruolo o alla comprensione della propria esperienza.

La frequenza dei gruppi esperienziali è settimanale e ogni incontro/matrice ha la durata di un’ora e trenta minuti.  Il numero di partecipanti, che aderiranno spontaneamente, è di circa quindici persone che si disporranno in cerchio. Ciascun gruppo verrà seguito da un conduttore/facilitatore, una persona che, avendo maturato una competenza relativa alle manifestazioni dell'inconscio, è in grado di percepire quanto avviene nel gruppo e non solo di fornire interpretazioni, ma soprattutto di accompagnare e facilitare i processi di comunicazione e di pensiero, suggerendo immagini che favoriscano la capacità di auto-rappresentazione del gruppo stesso. La particolare modalità di lavoro del gruppo, caratterizzata da uno scopo non terapeutico, è esperienziale.

 Fabrizio Didonna, psicologo-psicoterapeuta presidente dell’Istituto Italiano Mindfulness, ha presentato le potenzialità osservate in oncologia tramite l’utilizzo della Mindfulness, pratica psicologica derivata dalla meditazione buddista, che consente ai soggetti di acquisire una consapevolezza piena della propria mente e del proprio corpo. «I benefici della meditazione sono stati osservati in protocolli validati da oltre trent’anni che dimostrano di migliorare in modo significativo il dolore cronico, i disturbi del sonno, ansia, depressione e problemi causati da stress. La tecnica, che origina dalla disciplina buddista, aiuta a stare nel qui ed ora e a utilizzare le risorse personali, vivendo in modo diverso l’esperienza vita. È uno stato mentale capace di ridurre in modo significativo la depressione e aumentare l’efficacia delle cure», spiega Didonna.

Sono stati infine presentati i dati preliminari della Survey condotta sui Centri italiani dedicati alla cura dell'Epilessia afferenti al gruppo di studio Nazionale della Lega Italiana contro l'Epilessia (LICE) su Epilessia e Tumori Cerebrali, di cui Marta Maschio del Regina Elena è Coordinatore Nazionale. Obiettivo, fotografare la presa in carico del paziente.
«I pazienti registrati –  spiega Marta Maschio - presso i centri afferenti al gruppo rappresentano una percentuale bassa rispetto al totale dei pazienti con Epilessia Tumorale e ciò che si rileva è inoltre la mancanza di interazione tra specialisti. Sebbene risulti del 60% la frequenza di riunioni tra neurochirurghi, radioterapisti e oncologi, tale percentuale necessita di essere ulteriormente ampliata al fine di garantire il massimo supporto al paziente, ai familiari e agli operatori che se ne fanno carico».

 





 
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Istituto Regina Elena

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