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I campanelli d'allarme

Il bimbo russa? Serve l'otorino

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Pubblicato il: 29-10-2013

Il russamento nei bambini è stato, fino a poco tempo fa, un fenomeno poco studiato. Invece è importante non sottovalutarlo, perché può compromettere la salute e la serenità del piccolo.

Il bimbo russa? Serve l'otorino © Photos.com Sanihelp.it - È considerato un problema esclusivo degli adulti, eppure 1 bambino su 5 russa durante il sonno. Il 3% dei piccoli, invece, combatte con un disturbo più complesso: le apnee notturne e la mancanza ricorrente di ossigeno nel sangue può predisporre al diabete e all’arterosclerosi. Giovanni De Vincentiis, dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, consiglia ai genitori di tenere d’occhio i segnali indicatori di possibili problemi.

«Per molti anni - spiega l'esperto - la medicina ha studiato con attenzione i problemi legati al russamento notturno nell'età adulta, ritenendo erroneamente che le conseguenze negative delle difficoltà del respiro fossero appannaggio soprattutto di quella fascia di età. È stato necessario prima comprendere che la manifestazione della malattia era profondamente differente nel bambino rispetto all'adulto. L'adulto che dorme male la notte è sonnolento nel corso della giornata, viceversa il bambino testimonia la mancanza di riposo notturno con iperagitazione (ha letteralmente i 7 spiriti): da quel momento, si è cominciato a considerare con molta attenzione i problemi correlati al russamento abituale e alle apnee notturne in età pediatrica».

Nall'ampio spettro dei disturbi del respiro nel sonno nei bambini, che ha per estremi il russamento semplice e le apnee, si inseriscono, in percentuali variabili e con gradi crescenti di difficoltà respiratoria, il russamento abituale, la sindrome delle aumentate resistenze respiratorie (UARS) e l'ipoventilazione ostruttiva.

Le cause sono molteplici ed è noto il legame di questi disturbi con altre patologie: nel primo anno di vita è stato evidenziato il rapporto tra apnee e gli episodi di ALTE (Apparent Life-Threatening Events, ovvero quella condizione apparentemente rischiosa per la vita dei lattanti). Numerosi studi scientifici provano poi la relazione tra apnee e sindrome metabolica, con bambini predisposti a obesità, diabete e a persistenti infiammazioni delle vie aeree.

È ben conosciuta anche l'influenza negativa dell'ipossia (la mancanza ricorrente e intermittente di ossigeno nel sangue provocata dai disturbi del respiro nel sonno) sul cuore e sul sistema vascolare, con la predisposizione di giovani e giovanissimi all’aterosclerosi.Più in generale, in età prescolare e scolare il disturbo del respiro nel sonno ha un impatto negativo sul rendimento scolastico, sull'atteggiamento relazionale e sul comportamento del bambino. «La fase di sonno profondo è estremamente importante per lo sviluppo del bambino – sottolinea De Vincentiis – la fatica continuativa a cui i piccoli con questi disturbi sono sottoposti, li espone a futuri problemi. Multidisciplinare deve essere la terapia, con il concorso di più specialità: dall'otorinolaringoiatria all'ortodonzia, dalla chirurgia maxillo-facciale alla broncopneumologia, senza dimenticare la radiologia, la pediatria, la logopedia».

Il consiglio degli esperti è di prestare molta attenzione ai segnali: il russamento costante notte dopo notte; incubi notturni; fare la pipì a letto; iperattività durante il giorno o disattenzione a scuola possono essere indicatori di problemi del respiro che non vanno trascurati o sottovalutati. Il secondo passo è programmare una visita con lo specialista (otorino, broncopneumologo) per indagare le cause del disturbo e per definire la terapia più idonea.  


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Ospedale pediatrico Bambin Gesù

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