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Diabete tipo 1: scoperta la causa,presto i metodi preventivi

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Pubblicato il: 29-10-2013
Sanihelp.it - Diversi studi hanno dimostrato l’esistenza di alcuni fattori che, operando agli inizi della vita se non anche già nell’utero, possono avere un ruolo importante nell’insorgenza del diabete di tipo 1, malattia in cui il sistema immunitario aggredisce le cellule beta del pancreas bloccando la produzione di insulina: la carenza di questo ormone non consente al glucosio di essere assorbito dalle cellule (per essere poi utilizzato come fonte di energia) e provoca un conseguente accumulo nel sangue del glucosio in eccesso.

Questi fattori includono elementi prettamente dietetici, come l’allattamento breve, una precoce esposizione al latte vaccino e l’introduzione troppo rapida di glutine nella dieta: secondo lo studio effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer di Firenze, tutti questi fattori potrebbero interferire con i livelli di carnitina (un aminoacido che il corpo utilizza per la conversione dei grassi in energia), favorendo così nei neonati e nei bambini l’insorgenza del diabete di tipo 1.

La ricerca è stata condotta su 50 neonati, 26 femmine e 24 maschi, i cui profili metabolici mostravano bassi livelli di carnitina: i piccoli pazienti arruolati nello studio mostravano già i classici sintomi di diabete di tipo 1, come poliuria (emissione di elevate quantità di urina), polidipsia (continua necessità di bere), polifagia (ingestione di una sproporzionata quantità di cibo), stanchezza, perdita di peso e disidratazione. La conferma della diagnosi di diabete è arrivata in seguito per tutti, in un'età media assestatasi intorno ai 3 anni.

Il monitoraggio dei piccoli pazienti è durato sei anni, e dai dati ricavati dai controlli è risultato che il deficit di carnitina impedisce la distruzione dei linfociti T auto-reattivi a livello del timo: nell’organismo umano infatti, tutti gli antigeni (batteri, virus o altri microrganismi estranei) vengono riconosciuti dal sistema immunitario ma qualora siano valutati come innocui, la loro presenza non scatena una risposta immunitaria. Questi antigeni, chiamati self, sono infatti spesso costitutivi di alcuni tessuti dell’organismo, e un attacco da parte del sistema immunitario potrebbe provocare gravi danni tissutali e mettere a rischio la salute dell'individuo.

Per questo motivo, nel timo (organo ghiandolare situato dietro lo sterno), dove i linfociti T maturano, avviene una selezione che distrugge i linfociti auto-reattivi, ovvero quei linfociti incapaci di riconoscere gli antigeni self. Nei bambini aventi bassi livelli di carnitina, la selezione dei linfociti T è compromessa e la permanenza di linfociti T auto-reattivi nell’organismo innesca la reazione autoimmune che provoca la distruzione delle beta-cellule del pancreas.

I risultati dello studio, pubblicato proprio oggi sulla rivista Nature Nutrition and Diabetes, dimostrano quindi che «oggi potremmo pensare di avere a disposizione un’informazione estremamente precoce su chi svilupperà diabete tipo 1», come afferma Giancarlo la Marca, direttore del Laboratorio screening neonatale dell’Ospedale Pediatrico Meyer.

Utile sarebbe, a questo punto, una sperimentazione clinica in cui allattare artificialmente - per un paio di settimane dopo la nascita - i neonati a rischio con un supplemento di carnitina, così da verificare se la prevenzione primaria del diabete di tipo 1 sia o meno fattibile.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Nature Nutrition and Diabetes, meyer.it

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