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Schizofrenia, una malattia come tante altre

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Pubblicato il: 07-11-2013
Sanihelp.it - Si è svolto ieri presso la Triennale di Milano, l’evento «Menti in movimento. Esperienze dentro la schizofrenia», una preziosa occasione di incontro per discutere con gli esperti di una malattia a cui si riserva una conoscenza ancora troppo stereotipata e poco sostanziale.
 
Nonostante non sia una malattia rara (colpisce infatti sette persone su mille nel mondo) ed il suo peso  l’abbia portata a essere inclusa tra le prime venti patologie per impatto umano, sociale e familiare, l’attenzione che viene riservata alla schizofrenia rimane tutt’oggi ancora minima e molto spesso distorta.
 
«La persona con schizofrenia è spesso oggetto di un vero e proprio distanziamento sociale – afferma il professore Luigi Ferrannini della Società Italiana di Psichiatria – uno stigma che si fonda su pregiudizi e paure e che (mentre sta diminuendo nei confronti di altre patologie come la depressione o l’autismo) verso la
schizofrenia è addirittura aumentato in questi anni».
 
Un evento, questo, che ha voluto essere prima di tutto un momento di incontro per discutere e confrontarsi con chi la schizofrenia la conosce da vicino, sia dal punto di vista clinico, come la Società Italiana di Psichiatria e la Società Italiana di Psicopatologia, sia dal punto di vista sociale, come l’Associazione Italiana Tutela Salute Mentale, il Progetto Itaca Onlus e l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna.
 
Prima dell’incontro con le associazioni presenti è stato inoltre possibile effettuare un’esperienza molto forte, ovvero l’immedesimazione per qualche minuto nei panni di una persona affetta da schizofrenia: grazie a uno speciale simulatore, è stato possibile vivere in prima persona le allucinazioni uditive e visive tipiche della malattia, e comprendere come queste alterino la normale quotidianità di una persona tramite lo stress e i disagi che comportano.

La schizofrenia infatti è una psicosi che causa una grave compromissione del senso di sé e della realtà, manifestandosi sia con sintomi positivi (che riguardano l’alterazione o la distorsione della realtà, come nel caso delle allucinazioni), sia con sintomi negativi, che riguardano invece la perdita o la riduzione di alcune funzioni, come il ritiro dai contatti sociali ed il conseguente isolamento. E proprio le fasi critiche dell’adolescenza e della prima età adulta, risultano essere il periodo di maggiore insorgenza della malattia, che accanto a una predisposizione genetica vede tra i possibili fattori scatenanti l’abuso precoce di cannabis e di alcool, il disagio e l’emarginazione sociale.
 
Il pregiudizio di inguaribilità della malattia purtroppo sovente aggrava ulteriormente la situazione, perché induce i malati ed i familiari a ritirarsi ancor più dalla vita sociale, addirittura a provare vergogna. «Senso d’impotenza e perdita della speranza vanno assolutamente evitate, contrastando il pregiudizio e riconoscendo che le aspettative positive e la speranza fattiva di un vero recupero della persona possono costituire un importante strumento di cura» avverte la Dott.ssa Tali Corona dell’Associazione Italiana Tutela Salute Mentale.
 
Non bisogna infatti dimenticare che la schizofrenia è una malattia come le altre, comprensibile e curabile, per la quale la diagnosi e la cura precoce risultano essere di fondamentale importanza: come precisa il professore Carlo Altamura, Presidente Eletto della Società Italiana di Psicopatologia, «individuare precocemente la malattia migliora le possibilità di trattamento. Più la psicosi procede, più danni provoca in chi ne soffre: in un anno, un malato psicotico perde quasi il 5% del volume del cervello».
 
Con un approccio multidimesionale basato sulla terapia farmacologica, sulla psicoterapia e su interventi psicosociali e riabilitativi, le possibilità che il malato raggiunga una buona qualità di vita e che si reinserisca nel sistema socio-lavorativo sono decisamente alte, anche se «per l’efficacia del trattamento e per la qualità di vita della persona malata, è importante che il percorso per arrivare alla diagnosi e le cure siano personalizzati, che la persona malata riceva ascolto, comprensione e che sia responsabilizzata nel suo percorso di cura, che abbia accesso a luoghi dove poter incontrare altre persone, dove non essere isolato» precisa il professor Emilio Sacchetti, Presidente Eletto della Società Italiana di Psichiatria.
 
Il fine dell’evento è stato quindi far comprendere che se c’è sicuramente bisogno di ricerca e di innovazione per curare questo disturbo con sempre maggiore efficacia, vi è anche una altrettanto grande necessità di informazione senza pregiudizi, per permettere alla società di avvicinarsi a chi soffre di psicosi con rispetto, speranza e dignità, piuttosto che con stigma, pessimismo ed esclusione.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Menti in movimento. Esperienze dentro la schizofrenia

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