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Quale relazione fra fibrillazione atriale e obesità?

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Pubblicato il: 19-11-2013
Sanihelp.it - Secondo uno studio condotto presso l’università di Adelaide in Australia ridurre il sovrappeso e l’obesità è un modo molto valido per ridurre l’incidenza di fibrillazione atriale.
Si prevede che negli Stati Uniti entro il 2050 dai 12 ai 15 milioni di persone saranno alle prese con il problema fibrillazione atriale: un’alterazione del ritmo cardiaco, sempre più frequente perché il problema è connesso con il progressivo invecchiamento della popolazione, ma anche con il suo sempre crescente sovrappeso.

Nello studio in questione, infatti, sono stati seguiti fra giugno 2010 e giugno 2011 pazienti obesi o in sovrappeso sintomatici per la fibrillazione atriale.
Questi pazienti sotto stati suddivisi in due gruppi: 75 hanno seguito un programma di dimagrimento e 75 hanno ricevuto un programma di consulenza volto a migliorare il loro stile di vita.
I pazienti di entrambi i gruppi sono stati attentamente seguiti per tutti i fattori di rischio cardiometabolico ovvero ipertensione,  iperlipidemia, intolleranza al glucosio, apnea nel sonno, consumo di alcol e tabacco.

I pazienti sottoposti al programma di dimagrimento sono stati quelli che hanno perso il maggior peso corporeo e sono stati anche quelli che hanno visto ridursi la sintomatologia connessa con la  fibrillazione atriale facendo anche meno ricorso ai farmaci antiaritmici rispetto ai pazienti del gruppo numero 2. 
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Eurekalert

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