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Può provocare danni al bebè

Citomegalovirus: a volte l'aborto è evitabile

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Pubblicato il: 26-11-2013

Il contagio del feto si può prevenire con una terapia adeguata. Un'associazione aiuta le famiglie che devono affrontare un'infezione in gravidanza.

Citomegalovirus: a volte l'aborto è evitabile © Photos.com Sanihelp.it - Il citomegalovirus è un agente infettivo molto comune, tanto che il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-CMV. I sintomi sono simili a quelli dell'influenza o della mononucleosi e nella maggior parte dei casi l'infezione non ha conseguenze rilevanti. Durante la gravidanza, però, contrarre questa infezione diventa estremamente rischioso: il virus potrebbe essere trasmesso al feto, che non è dotato delle armi immunitarie per combatterlo. In questo caso si parla di citomegalovirus congenito

Questa infezione può produrre danni di entità variabile al nascituro e riguardare il sistema nervoso centrale, con malformazioni visibili ecograficamente, oppure provocare ritardo mentale, sordità congenita o corioretinite

La prima arma contro il CMV è la prevenzione: il CMV si trasmette attraverso i fluidi corporei, quindi una corretta igiene (lavarsi le mani, evitare il contatto con le secrezioni orali, evitare i rapporti sessuali a rischio) può prevenire l'infezione. Si tratta però di un virus estremamente comune, tant'è che in gravidanza sarebbe bene eseguire il test di screening. Si tratta di un semplice esame del sangue, attraverso il quale vengono misurati gli anticorpi specifici, detti immunoglobuline. Una volta infettata, la donna produce gli anticorpi IgM e IgG rivolti contro il virus.

Se, alle analisi, gli anticorpi IgM risultano positivi, l'infezione è in atto (escludendo le false positività). Se gli anticorpi IgG sono negativi, siamo in presenza di un'infezione primaria, la più pericolosa. Se anche le IgG sono positive, può trattarsi di un’infezione primaria recente o una riattivazione o reinfezione. Sarà quindi necessario eseguire il cosiddetto test di avidità (o avidity test) che permette di sapere se l’infezione si è avuta nei tre mesi precedenti o se è avvenuta anteriormente: se ci si è ammalate prima della gravidanza i rischi si abbassano all’1% circa. Se è confermata l’infezione primaria in gravidanza, è bene rivolgersi a una struttura specializzata.

«Quando si scopre l'infezione primaria – spiega il professor Giovanni Nigro, Direttore della Clinica Pediatrica e della Scuola di Specializzazione in Pediatria dell’Università dell’Aquila - nella maggior parte dei casi viene consigliata l'interruzione di gravidanza, senza nemmeno fare i test di approfondimento. Solo con l'amniocentesi, però, si può essere sicuri che l'infezione fetale sia in corso: interrompere una gravidanza prima è solo un modo per aggirare il problema, anche perché il citomegalovirus congenito si può prevenire e, nel caso sia già stato trasmesso al feto, si possono limitare o evitare i danni».

Una cura per questa infezione esiste. Consiste nella somministrazione di immunoglobuline specifiche, che abbattono notevolmente il pericolo di trasmissione del virus al feto nel caso in cui non abbia ancora contratto il virus, o lo aiutano a combattere la malattia. Cominciando le immunoglobuline già in periodo fetale e continuando il trattamento dopo la nascita, unitamente al trattamento antivirale standard, si possono ridurre al minimo i danni causati da virus, e bloccare il virus stesso. Se questa terapia non viene somministrata il virus rimane attivo, continuando a danneggiare il sistema nervoso del bambino.

Le immunoglobuline specifiche sono però ancora considerate una terapia sperimentale, malgrado le ormai numerose pubblicazioni internazionali, e di rado vengono proposte alla gestante. A volte alle donne con infezione primaria, nei casi in cui una terapia viene almeno tentata in ospedale, vengono somministrate le immunoglobuline non specifiche, meno costose di quelle specifiche ma meno efficaci. Purtroppo, oggi, chi volesse affrontare questa terapia per non incorrere nell’opportunità di un aborto deve pagarla nella maggior parte dei casi di tasca propria.

L’Associazione AntiCito è stata fondata per aiutare le famiglie ad affrontare questa malattia e ricordare che l’aborto non è sempre la soluzione: la terapia esiste, anche se poco conosciuta. 
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Osservatorio Malattie Rare

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