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Per tornare in forma sfrutta le immagini

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Pubblicato il: 25-11-2013

L'atlante fotografico, valido strumento utilizzato da anni da medici e dietologi per aiutare i pazienti a prendere consapevolezza delle proprie scelte alimentari, è stato oggi tradotto e semplificato in un libro di facile utilizzo alla portata di tutti.

Per tornare in forma sfrutta le immagini © Redazione Sanihelp.it - Gli italiani, da sempre definiti il popolo della dieta mediterranea e dunque considerati tra i più attenti a tavola, non sarebbero poi così ligi alle regole della corretta alimentazione.
 
Ad affermarlo sono i dati raccolti attraverso un’indagine GfK Eurisko, condotta su 800 individui sparsi su tutto il territorio nazionale e presentata di recente al Circolo della Stampa. «I nostri connazionali consumano in media pesce solo 1 volta a settimana mentre carne e latticini 3/4 volte a settimana (anche gli over 50)» ha affermato la dottoressa Stefania Fregosi, che ha coordinato la ricerca, durante la conferenza «L’indagine rivela inoltre che solo il 15% dei nostri connazionali riesce a consumare la giusta quantità giornaliera di frutta e verdura e più del 60% ignora quale sia il corretto apporto consigliato pro die. In media ne vengono consumate 3 porzioni».
 
Un problema dunque non solo di scelte scorrette, ma anche di proporzioni sbagliate fra i macronutrienti. Ed è proprio per aiutare le persone ad orientarsi sul quanto che la dottoressa Francesca Noli, biologo nutrizionista specializzata in Scienza dell’Alimentazione e in Igene, insieme con Emanuela Donghi, dietista laureata in Nutrizione Umana, hanno messo a punto il libro intitolato Dieta per immagini (Red Edizioni, prezzo di copertina 14,00 Euro).  
 
«L'idea di questo volume nasce dalla pratica» spiega la dott.ssa Noli durante la conferenza di presentazione del libro «L'atlante fotografico viene utilizzato da tempo nell'anamnesi dei pazienti, ma non si trova in libreria. La dottoressa Donghi ed io abbiamo cercato di trasformarlo in un mezzo pratico ed accessibile a tutti, un valido strumento per aiutare coloro che vogliono raggiungere una migliore consapevolezza delle proprie scelte alimentari. Proprio per questo abbiamo cercato di utilizzare un linguaggio semplice e diretto».

Nella prima parte del libro vengono individuati  vari profili nutrizionali in base ai pattern alimentari ed anche alla professione svolta: troviamo ad esempio la casalinga che fa la mamma a tempo pieno e pasticcia in continuazione, il libero professionista che si divide tra studio, appuntamenti e si dimentica di mangiare, il dipendente che spesso pranza in mensa ed eccede nelle quantità. In base ai profili vengono poi individuati i punti critici su cui lavorare.  
 
La parte più corposa è costituita però dalle immagini che aiutano a individuare le scelte migliori sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. «Pesare gli alimenti è un gesto che spesso viene vissuto male da chi deve perdere qualche chilo» racconta la dottoressa Donghi «Si tratta di uno dei principali motivi per cui le persone decidono di abbandonare la dieta. Utilizzare la memoria visiva oppure delle unità di misura facilmente reperibili e che non ci costringono ad utilizzare la bilancia è uno stratagemma semplice ma altrettanto efficace per far si che non si ecceda nelle quantità e si impari a regolarle in base alla reale necessità, anche quando si pranza o cena fuori casa».
 
Continua la dottoressa: «Il concetto di porzione non è così semplice. Le immagini aiutano a visualizzarla, ma il ricordo delle immagini si dissolve nel tempo. Ed è proprio per questo che ogni fotografia viene tradotta attraverso il metodo della dietetica per volumi in un oggetto della nostra vita quotidiana utile a quantificare i cibi: una pallina da tennis per la frutta, un pugno per la pasta, il riso, la polenta o il pane, un palmo per le proteine (carne o pesce). Oppure utensili domestici (anche se in Italia non ci sono misure standard come accade invece in America): mestoli, cucchiai ecc».

Un metodo questo utilizzato da anni anche da alcuni studiosi d’oltre oceano, come il professor Barry Sears, biochimico americano ideatore della dieta Zona, che suggerisce di utilizzare la propria mano per individuare le giuste proporzioni tra i macronutrienti, oppure il piatto, da dividere in 3 parti e da riempire per 1/3 con proteine magre e per i restanti 2/3 con verdura e frutta.

«Nel libro la persona è al centro, si parla infatti di benessere a tutto tondo, ci sono riferimenti all’attività fisica, consigli per sviluppare la propria capacità di gestione del pasto in ogni situazione ecc. Le persone sono spesso attratte da regole astruse e stravaganti, ma che hanno vita breve. Meglio adottare una dieta equilibrata che possa invece trasformarsi poi in uno stile di vita. Ad esempio, non è necessario eliminare i carboidrati, ma è importante saperli selezionare in base all'indice glicemico ed al loro impatto in termini metabolici».

La dieta diventa dunque un percorso, non una parentesi. Un percorso durante il quale le immagini possono rappresentare una guida che ci accompagna verso la meta: la salute.
 


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