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Depressione: cosa ne pensa chi ne soffre?

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Pubblicato il: 10-12-2013

Presentati i risultati di un'indagine sulla condizione di vita, di salute e di lavoro delle persone con depressione: la malattia interferisce su molti ambiti della vita.

Depressione: cosa ne pensa chi ne soffre? © Photos.com Sanihelp.it - La depressione è una condizione medica diffusa che viene associata a una vasta gamma di sintomi emozionali e fisici dall'importante impatto sulla quotidianità. La ricerca LiberaMente di Doxa Pharma ha indagato la percezione dei soggetti depressi sulla loro salute e sulla loro vita. L’indagine ha coinvolto settecento pazienti con diagnosi di disturbo depressivo e gli psichiatri di diciotto centri di eccellenza su tutto il territorio nazionale. 

Sono stati intervistati pazienti con diagnosi accertata di depressione in età lavorativa (tra i 18 e i 60 anni), il 64% donne e 36% uomini, con età media di 46 anni, nella maggioranza coniugati (55%), il 64% con figli. La scolarità è medio alta e l’11% vive da solo. In media il paziente intervistato ha ricevuto diagnosi di depressione dal medico curante da sei anni e il 43 % ha avuto tre o più episodi depressivi negli ultimi dieci anni. L’82% segue solo la terapia farmacologica, mentre il 14 % si cura sia con farmaci che con psicoterapia.

Secondo i dati della ricerca, i sintomi con valori nella fascia medio/grave sono: tristezza manifesta (26%); tristezza riferita (29%); tensione interna (22%); riduzione del sonno (22%); incapacità di provare sensazioni (17%); pensieri pessimistici (14%); idee di suicidio (5%). Il 16% dei pazienti però trascorre più di due anni dai primi sintomi al ricorso al medico. Il percorso tipico passa dal Medico di Medicina Generale e arriva allo psichiatra che effettua la diagnosi depressione e segue la cura. 


 Le persone che soffrono di depressione possono perdere il controllo del loro umore o dei sentimenti e possono tendere a sentirsi quasi sempre giù. Di conseguenza, può essere faticoso continuare un lavoro, proseguire gli studi, mantenere la vita familiare e i contatti sociali.

«Abbiamo evidenziato una condizione per il paziente depresso gravemente debilitante, ma nonostante questo ancora oggi in Italia molte persone rimangono senza trattamento. Bisogna fare uno sforzo per garantire le cure più adeguate e assicurare il potenziamento dei servizi sul territorio e soprattutto evitare che le risorse per la salute mentale non siano oggetto di tagli», spiega Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze A.O. Fatebenefratelli di Milano.

«L’interferenza della depressione sulla vita e sulle relazioni sociali è notevole. In particolare, è soprattutto la vita lavorativa di queste persone a essere inficiata dalla malattia, costituendo essa una evidente causa di disabilità e di sospensione del lavoro. È per tale motivo che la World Health Organization già nel 2001 stimava la depressione come seconda maggior causa di disabilità nelle proiezioni per l’anno 2020», osserva Antonello Bellomo, Presidente della Società Italiana di Psichiatria Sociale, Professore Associato di Psichiatria, Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali, Università degli Studi di Foggia.
 La World Health Organization nel 2012 ha evidenziato che la depressione è già da considerare la seconda causa di disabilità per le fasce di età comprese tra i 15 e i 44 anni. La patologia viene riscontrata in tutto il mondo in persone di tutte le età ed estrazione sociale, sia in uomini sia in donne. Ha il suo esordio solitamente in persone di età compresa fra i 20-25 anni, considerando una depressione grave nella stessa categoria di disabilità del cancro allo stadio terminale. Rappresenta inoltre il carico più importante fra le malattie nei paesi di medio/alto tenore economico. 

L’indagine evidenzia inoltre che i pazienti depressi ricorrono continuamente ai servizi sanitari: negli ultimi dodici mesi quasi una volta al mese il malato si è rivolto al medico,  il 15% è stato ricoverato ed è rimasto in ospedale mediamente per 17 giorni. I pazienti intervistati dichiarano di essere stati assenti dal lavoro, a causa della loro malattia, per oltre sei ore durante l’ultima settimana. Il 20% denuncia forti impedimenti sulle proprie attività giornaliere e un elevato grado di tensione emotiva. Il 7% ha subito mobbing per un tempo medio di 29,5 mesi.  

 Il problema del disagio che le persone con depressione devono affrontare nella loro attività lavorativa è molto sentito, l’associazione Progetto Itaca ha dato vita a un centro per lo sviluppo dell’autonomia socio lavorativa di persone con una storia di disagio psichico. Si tratta di un modello di integrazione sociale Clubhouse, elaborato da Clubhouse International (organismo che coordina più di trecento centri in tutto il mondo), perché le persone affette da disagio psichico possano avere il diritto di integrarsi nella società, di realizzarsi nel lavoro, di avere amici, di essere felici.
 
In Italia l’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna evidenzia come le donne debbano affrontare anche il profondo cambiamento di ruolo all’interno della società, che le vedono sempre più impegnate e quindi sottoposte a un forte stress fisico ed emotivo: l'aumento della quantità di lavoro e di stress cui la donna è sottoposta, i disturbi del sonno e gli episodi di violenza fra le pareti domestiche sono tutti fattori ad alto rischio. 


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Conferenza stampa LiberaMente

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