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Per la salute della tiroide, poco sale e che sia iodato

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Pubblicato il: 10-12-2013
Sanihelp.it - La tiroide è una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo che ricopre un ruolo importantissimo nella produzione di energia nell’organismo: essa infatti secerne due ormoni –  la tiroxina e la triiodotironina – che, oltre a stimolare il metabolismo basale supportando l’organismo nello smaltimento di grassi, carboidrati e proteine, contribuiscono al mantenimento di un ottimale stato di salute dei processi di crescita (per esempio di capelli, unghie, pelle e denti) e del sistema nervoso centrale.

Per assicurare un buon funzionamento della tiroide è necessario assumere un adeguato apporto di iodio, un minerale fondamentale per il corretto funzionamento di questa ghiandola. Proprio in chiusura del VII Congresso dell’Associazione Italiana della Tiroide svoltosi a Roma tra il 5 ed il 7 dicembre, gli esperti hanno ribadito l’importanza della profilassi iodica per prevenire i disturbi legati al malfunzionamento della tiroide, di cui il gozzo rappresenta la manifestazione più diffusa.

La profilassi iodica (o iodoprofilassi) consiste nell’inserimento, all’interno del regime alimentare, di una quantità opportuna di iodio, che in un adulto deve essere pari a una dose giornaliera di circa 150 microgrammi (mentre in gravidanza e durante l’allattamento è di 250): come sottolineano gli esperti, per soddisfare la richiesta si dovrebbe partire dall’utilizzo del sale iodato al posto del comune sale cucina, un prodotto la cui presenza è stata resa obbligatoria in tutti i punti vendita del territorio nazionale con la Legge numero 55 del 21 marzo 2005, in concomitanza con l’avvio del programma nazionale di iodoprofilassi.

Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia, a sei anni dall’inizio del programma, solamente il 53% del sale per uso alimentare venduto è rappresentato da sale iodato, una percentuale che conferma il persistere di una situazione di iodocarenza ben lontana da un utilizzo che coinvolga quel 90% delle famiglie auspicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma non solo: secondo i dati riportati dalla stessa ricerca, solamente il 23% della ristorazione collettiva ed il 10% dell’industria alimentare utilizza sale iodato.

«Proprio la ristorazione collettiva, comprese mense e tavole calde, è la principale destinataria del rafforzamento della legge, che è contenuto in un disegno di legge delega che dovrebbe essere approvato a breve dal Consiglio dei Ministri – spiega il dottor Pontecorvi, primario di endocrinologia al Policlinico Gemelli – Il provvedimento conterrà l'obbligo per queste categorie di usare il sale iodato, così come quello per la grande distribuzione di esporre manifesti che spieghino i vantaggi dall'uso di questo tipo di sale. Per la prima volta sono previste sanzioni fino a seimila euro per chi non rispetti la legge».

Insomma, un rafforzamento legislativo volto all'incentivazione dell'utilizzo di sale iodato e soprattutto alla tutela della salute dei cittadini: si pensi solo che l’ipotiroidismo (la più diffusa fra le patologie legate alla carenza iodica) colpisce una donna su dieci e, nel caso di gravidanza, può risultare pericoloso non solo per la salute della mamma, ma anche per lo sviluppo cognitivo del bambino. Per cominciare basta un solo piccolo accorgimento: poco sale e che sia iodato.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
VII Congresso dell’Associazione Italiana della Tiroide, Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi (OSNAMI) dell’Istituto Superiore di Sanità

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