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La professione del naturopata

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Pubblicato il: 27-05-2005

Il naturopata è una professione non facile, che richiede impegno e preparazione tecnica, ma soprattutto grandi capacità umane d'ascolto e comprensione del prossimo.

Sanihelp.it - Chi è il naturopata?
Il naturopata è un operatore della salute che usa metodi naturali e non invasivi, valutando di volta in volta il più idoneo.  
Ciò che caratterizza il suo operato quindi è un approccio in qualità di consulente della salute e del benessere
 
Essere naturopati significa aderire a un modello di vita. Per comprenderne la filosofia bisogna infatti accostarsi ai concetti di salute e malattia in modo nuovo, ponendo l’attenzione non sul sintomo da contrastare, ma sulla causa del malessere.  
 
Il primo compito del naturopata dunque è di tipo pedagogico: aiutando il malato a reagire e a collaborare, il naturopata lo educa all’ascolto del proprio corpo e dei segnali che esso gli invia. 
 
Guidando il paziente alla scoperta dei propri fattori di debolezza costituzionale ed educandolo al rafforzamento delle proprie risorse fisiche, psichiche ed emozionali, il naturopata gli insegna a stimolare le sue potenzialità di autoguarigione e a prevenire disarmonie bioenergetiche che, se trascurate, si trasformerebbero in patologie. 
 
Di conseguenza, un naturopata deve: 
 
  • stimolare la conoscenza introspettiva della persona


  • suggerire gli interventi più idonei (pratiche alimentari, igieniche e di riequilibrio psico-fisico), spiegandone bene i motivi e i meccanismi, per motivare il paziente nel proseguimento della terapia


  • fungere da sostegno psicologico


  • scegliere tra le discipline del suo bagaglio multidisciplinare quella che meglio si adatta a interagire con lo stato della persona in termini di efficacia e tempestività.


Ma soprattutto, afferma il dottor Rudy Lanza, presidente della Federazione Nazionale Naturopati Professionisti, «il naturopata sollecita a riflettere sui ritmi di vita moderni, che fanno assomigliare gli uomini sempre più ad automi e sempre meno a esseri umani.  
Molti individui che si rivolgono al naturopata sono affetti da stress: la nostra società fornisce troppi stimoli, e non tutti sono di qualità.  
E così perseguire con affanno la triade successo-denaro-fortuna finisce per danneggiare la salute. 
 
Il naturopata insegna a dire basta al sovraccarico di impegni, che porta gli uomini a non dedicare tempo alla salvaguardia del proprio benessere.  
È questo il ruolo educativo della naturopatia: far riflettere sui valori falsi e insegnare quelli veri. 
 
La naturopatia è una lotta contro gli idoli moderni dell’efficienza e della produttività a tutti i costi».  
 
È importante sottolineare che il naturopata non è un operatore medico, difatti non rientrano nel suo campo d’intervento né la diagnosi né la cura delle patologie.  
Tuttavia, il suo campo d’azione può e deve fondersi con quello del medico, per far sì che la naturopatia possa arrivare là dove la medicina non riesce e viceversa.  
 
Infatti il naturopata riconosce i sintomi delle patologie di competenza medica o psicologica e indirizza il paziente verso specialisti medici per gli opportuni approfondimenti diagnostici o terapeutici. La formazione
Tenendo presente che lo scopo del naturopata è lo stato globale di salute e benessere delle persone, la sua preparazione dovrà necessariamente essere multidisciplinare. 

In particolare, un buon omeopata dovrà possedere: 
 
  • conoscenze del funzionamento umano dal punto di vista fisico, psicologico-relazionale, energetico e ambientale


  • conoscenze delle discipline naturali e olistiche


  • conoscenze delle normative regolanti la professione


  • consapevolezza umana e professionale del proprio ruolo.


Attualmente in Italia si può conseguire la qualifica di naturopata frequentando scuole private, alle quali si può accedere con un diploma di scuola media superiore.  
 
Ma come si sviluppa l’iter accademico? L’abbiamo chiesto al dottor Harry Tallarita, direttore dell’Accademia di naturopatia A.N.E.A di Prato:  

«L’iter formativo prevede tre anni di formazione di base più due anni supplementari: il primo per la specializzazione (lo studente potrà decidere se approfondire una delle materie del triennio o sceglierne un’altra proposta dall’istituto), il secondo per un master pratico, dove il neo-naturopata svolgerà un’attività di affiancamento a medici o strutture sanitarie.  
 
Il quinto anno è un momento molto particolare per il naturopata specialista perché, tramite quasi 400 ore di ricerca, avrà la possibilità di comprendere come le medicine debbano essere integrate e non anteposte tra loro.  
 
Il nostro istituto infatti ha il preciso compito di formare dei naturopati che sappiano di essere tali e che comprendano quale sia l’estrema importanza di coadiuvare le medicine. 
 
La nostra formazione offre, nel primo triennio, un monte di 1360 ore, per arrivare a 2500 ore di formazione quinquennale. In particolare, abbiamo dato molta importanza alla pratica: ben il 40% del nostro monte ore è basato sul tirocinio interattivo.  
 
Ogni anno poi gli studenti devono affrontare tre sessioni d’esame che comprendono sia le materie teoriche sia quelle pratiche.  
Al termine di ogni anno si rilascia un attestato di partecipazione e alla fine del triennio il diploma in naturopatia con cui si viene iscritti al nostro albo professionale».  
 
Le materie insegnate non sono uguali in tutte le scuole, ma quelle principali sono: 
 
La professione
Come si è detto, la naturopatia si avvicina al disagio e alla sofferenza in maniera caratteristica, adottando un’ottica naturale e olistica, in cui corpo, mente, emozioni e ambiente costituiscono elementi interdipendenti.  
 
Ma come si svolge un consulto naturopatico? 
Una seduta dura all’incirca un’ora e un quarto e si divide in tre momenti principali. 
 
Primo: colloquio informale.  
La persona si presenta: lo scopo è quello di creare un clima disteso, sereno e spontaneo tra l’operatore e il paziente. 
 
Il naturopata deve lasciare al paziente la possibilità di parlare il più possibile, perché ciò che interessa all’operatore è ricavare un ritratto globale della persona, utilizzando anche altre informazioni che possono essere d’aiuto nell’analisi: l’intonazione della voce, la gestualità.  
 
Il naturopata si soffermerà sui fattori ambientali: lavoro, famiglia, relazioni sociali e affettive.  
È necessario quindi armarsi di pazienza e non bisogna contrariarsi se vengono rivolte domande un po’ personali: la naturopatia infatti mette al centro della sua analisi la persona nella sua totalità e unicità e utilizza strumenti fortemente individualizzati; per questo motivo capire il più possibile sul paziente è essenziale per scegliere il trattamento più idoneo. 
 
Secondo: analisi naturopatica.  
Verrà esaminato il terreno costituzionale, ovvero le predisposizioni agli squilibri e le disarmonie in atto. Tale analisi è di tipo energetico e non clinico.  
 
In questa fase vengono valutati gli eventuali sovraccarichi metabolici e le carenze dell’organismo. Alcuni naturopati conducono l’analisi prediligendo l’esame dell’iride, altri la riflessologia del piede, altri tecniche bioelettroniche, altri ancora questi e altri metodi insieme. 
 
Terzo: trattamento naturopatico.  
Il naturopata suggerisce regimi alimentari personalizzati, rimedi naturali, tecniche energetiche, pratiche igieniche con agenti naturali (acqua, sole, ecc.), massaggi, tecniche di rilassamento, esercizi fisici che, lavorando in sinergia, promuovono il riequilibrio e il potenziamento delle risorse fisiche, psichiche ed emozionali. 
 
Infatti un aspetto importante nella terapia naturopatica è il concetto di nutrimento dall’esterno verso l’interno: tutto ciò che penetra nel nostro corpo (il cibo, l’aria, l’acqua, i suoni e le immagini) ha una risonanza nel nostro organismo.  
 
Il naturopata opera una purificazione energetica delle persone, che si traduce in risoluzione di problemi presenti e prevenzione di quelli futuri.  
Molto spesso i trattamenti si diradano nel tempo e diventano necessari solo quelli di richiamo, per poi diventare controlli di sicurezza.  
 
Questo è possibile se in parallelo si è portato avanti un discorso di educazione alla salute, che è il cardine fondamentale per diventare autonomi e responsabili riguardo al proprio stato. 
 
La tariffa minima per una seduta è di 50 euro + Iva, e sono necessarie indicativamente dalle quattro alle sei sedute. Le prospettive per il futuro
In Italia la professione del naturopata non è riconosciuta giuridicamente, nonostante il tentativo fatto dal Parlamento Europeo nel maggio 1997 di armonizzare queste figure a livello nazionale e internazionale.  
 
Attualmente si attende una legge che riconosca la professione e ne regolamenti l’iter formativo, come già è avvenuto in Germania, Ungheria e Portogallo.  
 
«Ormai sono quasi 30 anni che questa professione è presente in Italia, con un volume d’affari veramente interessante», dice il dottor Tallarita.  
«Secondo i dati dell’OMS degli ultimi tre anni, il 30% della popolazione europea fa uso della medicina naturale.  
Tuttavia, in Italia il riconoscimento ufficiale della naturopatia tarda ad arrivare, singhiozzando fra proposte di legge ed emendamenti. Il riconoscimentio giuridico esiste solo a livello regionale, in Piemonte e Liguria.  
 
La presenza di una regolamentazione giuridica è indispensabile per determinare su calce le competenze e permettere quindi una maggior chiarezza e tutela per gli utente, evitando loro di incorrere in abusi o sconfinamenti professionali».  
 
Ma che prospettive di lavoro ha un naturopata oggi?  
«Il naturopata può esercitare la libera professione aprendo partita IVA e pagando regolarmente i contributi secondo le normative vigenti», continua il dottore.  
 
«Oppure può scegliere un’attività di collaborazione e consulenza presso erboristerie, farmacie, studi medici, ditte di prodotti erboristici o omeopatici, palestre, centri di benessere, beauty farm, terme o scuole di medicina non convenzionale».  
 
In pratica un naturopata può operare in tutti quegli ambiti legati alla salute della persona, come ci spiega il dottor Lanza: «Potremmo chiamarli settori di salutogenesi, intendendo con questo termine i settori che si occupano non dei malati, ma di persone sane che vanno educate alla cultura della salute, affinché non si ammalino». Gli aspetti umani
Oltre alle competenze tecniche e specialistiche acquisite a scuola, è indispensabile che il naturopata possieda una naturale inclinazione al rapporto interpersonale, e deve essere dotato anche di un buon equilibrio psicofisico.  
 
«Per questo motivo il naturopata deve aver fatto innanzitutto un buon lavoro su se stesso, aver compreso cioè le proprie dinamiche psicologiche e studiato quelli che possono essere gli effetti della naturopatia», spiega il dottor Tallarita.  
 
«Ciò che accomuna gli aspiranti naturopati», racconta il dottor Lanza, «è la volontà di occuparsi della salute degli altri in modo sensibile e responsabile.  
I naturopati sono persone (in gran parte ex infermieri o ex omeopati, soprattutto donne) che possiedono grandi doti comunicative che vogliono mettere al servizio degli altri: pazienza, calma, sensibilità, intuizione, capacità d’ascolto. Grazie a tali qualità questi operatori sono in grado di instaurare un rapporto di fiducia e di empatia con il paziente.  
 
Ma è importante anche saper mettere anche dei paletti a questa passione: l’eccessivo coinvolgimento emotivo o l’identificazione personale con il caso che si sta trattando non è benefico né per l’operatore né per il paziente.  
Un po’ di distacco è assolutamente necessario, anche se difficile da mantenere».


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Redazione Sanihelp.it

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