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Dolore: cure fai da te per 1 malato su 2

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Pubblicato il: 18-12-2013
Sanihelp.it - Riconoscono nel medico di medicina generale la figura di riferimento per la cura del dolore (91%) ma, alla prova dei fatti, gli italiani ricorrono all'automedicazione (53%) o, più di rado, chiedono consiglio in farmacia (20%). Nei confronti dei farmaci oppiacei, cresce la fiducia degli addetti ai lavori e l'interesse dei malati eppure, ogni 10 analgesici prescritti, 1 solo è oppioide mentre 7 sono antinfiammatori non steroidei (FANS), anche per dolori cronici e terapie protratte nel tempo.

È, in sintesi, la fotografia scattata da una recente indagine condotta da Doxa per conto del Centro Studi Mundipharma per sondare i rispettivi approcci al trattamento antalgico: 500 malati (25-64 anni) che hanno utilizzato antidolorifici negli ultimi 6 mesi, 100 medici di famiglia e 100 farmacisti di tutta Italia. 
 
Il 30% degli individui visitati dai medici di famiglia nell’ultimo mese lamenta dolore; nel 66% dei casi, si tratta di una forma cronica. Circa 8 clinici su 10 effettuano personalmente la diagnosi e la prescrizione della terapia ma il fenomeno dell’autocura – confermato anche dai farmacisti - assume dimensioni eclatanti: il 73% dei malati non si rivolge ad alcun medico.

Gli analgesici più impiegati? Sempre e comunque FANS: li assume il 95% dei malati, li prescrive il generalista al 72% dei suoi assistiti, anche in caso di dolore cronico (1 volta su 2). Per limitare gli effetti collaterali degli antinfiammatori, riferiti dal 20% dei malati, si ricorre molto spesso ai gastroprotettori, con un evidente aggravio di costi per il SSN.
 
Gli oppioidi, al contrario, compaiono solo nell’11% delle ricette firmate dal medico di famiglia: all’origine vi sono probabili deficit conoscitivi e una scarsa confidenza con queste opzioni terapeutiche, come dimostra il fatto che il 22% dei generalisti intervistati ammetta di non conoscere o non ricordare alcun marchio di oppiaceo presente sul mercato.

Pesano però anche le resistenze dei malati: il timore che gli oppioidi possano indurre dipendenza spaventa il 65% dei malati, il 61% li considera per malattie gravi e il 53% crede che la legge ne consenta l’uso solo in casi particolari.
 
Favorevoli a un maggiore impiego di oppiacei, non solo nel dolore oncologico o nelle cure palliative, sono il 64% dei malati, il 76% dei farmacisti e il 94% dei medici di famiglia, che in futuro pensano di prescriverne di più (69%). 

Una tendenza, seppur lieve, confermata anche dai dati di mercato. Secondo l'ultimo Rapporto Osmed, infatti, il trend del consumo di farmaci dispensati dal SSN tra il 2004 e il 2012 evidenzia un lieve ma costante calo dei FANS e un progressivo aumento degli oppiacei. Tuttavia, da ottobre 2012 a settembre 2013, i dati IMS segnalano +17%, contro un +30% dello stesso periodo nell’anno precedente.
 
Il 62% dei malati ritiene che gli oppiacei siano poco diffusi perché ancora non se ne parla abbastanza; il 63% non avrebbe problemi ad assumerli, se fosse il medico a prescriverli. 
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Centro Studi Mundipharma

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