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Colpa del sistema immunitario debole e immaturo

Influenze e raffreddori si possono prevenire?

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Pubblicato il: 17-12-2013

D'inverno i bambini piccoli sono spesso malati. La prevenzione è possibile, con vaccini, prodotti specifici e qualche accortezza.

Influenze e raffreddori si possono prevenire? © Photos.com Sanihelp.it - Le infezioni respiratorie ricorrenti nei bambini si devono prevenire: è questo il monito lanciato dai pediatri durante il 32° Congresso di Antibioticoterapia in Età Pediatrica. 

«Dalla fine del primo anno di vita fino all’inizio dell’età scolare il bambino sano va incontro ad almeno 5-6 episodi di infezione respiratoria per anno, con punte che possono arrivare anche ad 8-9 in alcuni soggetti - ha evidenziato la professoressa Susanna Esposito, Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura, Fondazione IRCCS Cà Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) – Le ragioni principali sono tre: l’immaturità del sistema immunitario, la mancanza di qualsiasi precedente esperienza immunologica e la riduzione dell’efficienza delle difese dovuta ai precedenti episodi infettivi virali».
 
Nei primi anni di vita il bambino ha un sistema immunitario non perfettamente in grado di far fronte all’azione lesiva dei diversi agenti infettivi; alla sua completa maturazione si arriverà progressivamente nell’arco dei primi 3-4 anni di vita, così che durante tutto questo periodo il bambino è a maggior rischio di contrarre infezioni.
 
D’altra parte, anche quando il sistema immunitario è divenuto perfettamente funzionante, questo non presenterà alcuna memoria immunologica fino a che non avrà avuto il contatto iniziale con specifici agenti patogeni. Le prime infezioni diventano, quindi, assai spesso malattia, contribuendo al problema delle infezioni ricorrenti.

«In genere, si tratta di infezioni delle vie aeree superiori, apparentemente banali - avverte Susanna Esposito - ma per la loro frequenza elevata, creano problemi medici, sociali ed economici non trascurabili. La prevenzione riveste, quindi, un ruolo fondamentale».

Tra gli strumenti più efficaci vi è l’utilizzo degli immunostimolanti che devono essere assunti nel periodo di massimo rischio di insorgenza delle infezioni, quindi immediatamente prima e durante il periodo invernale. Secondo uno studio condotto recentemente negli USA è stata valutata l'efficacia di uno specifico stimolante dell’immunità, l’OM-85 BV (Broncho-Vaxom), nella prevenzione delle infezioni ricorrenti in età pediatrica del tratto respiratorio. In un campione di piccoli trattati per un periodo di 6 mesi con OM-85 BV o con placebo, si è osservato che tra quelli trattati con OM85, il 32% ha avuto più di tre infezioni respiratorie nel periodo considerato, mentre il dato sale al 58% tra i soggetti trattati con placebo.

Altre regole utili sono: limitare i fattori di rischio, per esempio la frequenza all’asilo nido o alla scuola materna, la presenza di un alto numero di familiari conviventi, specialmente fratelli o sorelle di tenera età e il fumo passivo; fare uso dei vaccini, quali il vaccino antinfluenzale che, come dimostrato da diversi studi condotti in Italia negli ultimi anni, se utilizzato prima dell’inizio della stagione invernale riduce l’incidenza delle infezioni respiratorie ricorrenti e dell’otite media acuta e il vaccino pneumococcico coniugato efficace in alcune forme respiratorie come l’otite media acuta e le polmoniti.Lo conferma Nicola Principi, professore di Pediatria, Fondazione IRCCS Cà Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano: «Novità di quest’anno è stata l’estensione della Commissione Europea all’indicazione di Prevenar13 (riformulazione di Prevenar, primo vaccino pneumococcico coniugato) a bambini e adolescenti dai 6 ai 17 anni per l’immunizzazione attiva.

L’efficacia del vaccino – ha precisato Principi - è stata dimostrata in uno studio condotto in Liguria dove si è riscontrata una riduzione significativa delle ospedalizzazioni per polmoniti del 15,2%; del 70,5% nelle forme causate dallo pneumococco e del 36.4% nelle otiti».
 
Negli ultimi anni, inoltre, tra gli strumenti di prevenzione delle IRR si sono diffuse molto le terapie alternative, sebbene siano pochissimi gli studi che dimostrano una loro reale efficacia. Echinacea e propoli sono i preparati più usati, ma solo per il secondo vi sono dati raccolti su un possibile effetto preventivo nei soggetti con OMA ricorrente. 
 Lo stesso vale per lo zinco, sebbene più spesso utilizzato nei Paesi in via di Sviluppo per la prevenzione della diarrea cronica che, secondo quanto riportato da vari studi, sembra avere un effetto solo in quei soggetti carenti di questo minerale.

«Più valide, invece, risultano le osservazioni fatte sulla vitamina D – conclude Susanna Esposito - oggi considerata non più solo un fattore di regolazione del metabolismo calcio-fosforico, ma un ormone che esercita molteplici attività di regolazione del sistema immunitario».

Molteplici studi hanno dimostrato una stretta correlazione tra carenza di vitamina D e rischio infettivo. Recentemente è stato anche dimostrato che bambini con otite ricorrente sono frequentemente carenti di vitamina D e che il ripristino di valori sierici normali riduce l’incidenza di nuovi episodi infettivi. Servono però ulteriori conferrme prima che la profilassi con vitamina D possa entrare a pieno titolo tra le forme di prevenzione accettate dalla comunità scientifica.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
32° Congresso di Antibioticoterapia in Età Pediatrica, Milano, 13-15 novembre 2013

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