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Rischio di danni al cervello dall'esposizione ai pesticidi

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Pubblicato il: 18-12-2013
Sanihelp.it - Nello sterminato novero degli animali che popolano il nostro pianeta, dando vita a quell'equilibrio naturale conosciuto con il nome di ecosistema, in una fantomatica scala di apprezzamento da parte dell'uomo gli insetti difficilmente raggiungerebbero posizioni di alto gradimento. Nonostante risultino anch'essi indispensabili per svariati motivi, questo genere di fiere ha attirato su di sé l'antipatia della stragrande maggioranza del genere umano: vuoi per la fobia che genera la loro insolita conformazione, vuoi per gli effetti spesso nefasti delle loro punture che danno luogo a spiacevoli fastidi o vere e proprie allergie, vuoi per la loro infausta capacità di devastare raccolti e piantagioni. Se nella Bibbia l'invasione delle locuste, delle mosche, delle zanzare venivano considerate delle vere e proprie piaghe, oggigiorno l'atteggiamento non è affatto dissimile.

La guerra tra l'uomo e questo genere di animali ha origini remote: ed il termine bellico è quantomai calzante. Per esorcizzare la nostra convivenza forzata con gli insetti si utilizzavano pesticidi a base di arsenico sin dall'antica Roma; gli insetticidi venivano persino impiegati nell'arsenale degli eserciti che combatterono la I e la II Guerra Mondiale per devastare villaggi e campagne. Da quell'epoca, comunque, le case farmaceutiche hanno compiuto notevoli progressi nel nome della sicurezza dell'uomo, di modo che ciò che risulta nocivo per api e calabroni non comporti un grado di tossicità anche per le persone.

Il problema è che non sempre una tale distinzione risulta semplice e possibile. Ne è testimonianza la recente scoperta dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), che interpellata dalla Commissione Europea ha concluso che l'esposizione a due dei più diffusi pesticidi, l'acetamiprid e l'imidacloprid, può causare un significativo danneggiamento del sistema nervoso, in particolare nella fase di sviluppo e crescita: la tossicità infatti si ripercuoterebbe in special modo sulle cellule cerebrali associate ad apprendimento e memoria. Un'argomentazione che presenta comunque delle limitazioni: l'ente ha infatti raccomandato di condurre ricerche più approfondite ed affidabili di modo da giungere a risultati più precisi, ma ha altresì suggerito una notevole ridefinizione dei valori tossicologici dei due insetticidi ed una significativa riduzione del livello ammissibile di esposizione giornaliera e della dose acuta di riferimento. Tutti dati che comunque confermerebbero un rischio fattivo per i lavoratori che utilizzano questi prodotti, per l'uomo che può assumerli tramite acqua, alimentazione o per semplice esposizione o contatto cutaneo, ma soprattutto per bambini e ragazzi nel pieno sviluppo fisico e cognitivo.

Questa scoperta risulta in linea con i recenti ritrovamenti della stessa EFSA, il cui parere ha portato momentaneamente al bando da parte della Commissione Europea di altri tre insetticidi neonicotinoidi, derivati cioè dalla nicotina. Al di là della consueta querelle che tale provvedimento ha destato tra case farmaceutiche da un lato, che ritengono il decreto illegittimo, ed associazioni ambientaliste come Greenpeace dall'altro che giudicano al contrario la sanzione troppo morbida e ne gradirebbero l'estensione ad altre sostanze, l'allarme destato dalle recenti ricerche rimane comunque tangibile. Anzi, acquista in vigore se si considera che questa tipologia di pesticidi è tra le più diffuse per la coltivazione di mais ed alberi da frutto: e suggerisce sgomento se, come sembra, il loro utilizzo è direttamente responsabile della moria di api e uccelli verificatasi ultimamente.

 
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
AutoritÓ Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA)

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