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Solo per i bambini considerati a rischio

Bimbi e influenza: quando è necessario il ricovero?

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Pubblicato il: 21-01-2014

Paracetamolo, riposo e tanta acqua: sono le armi anti influenza. L'ospedale? Solo in casi particolari. Eccoli.

Bimbi e influenza: quando è necessario il ricovero? © Photos.com Sanihelp.it - Nonostante l’influenza sia da considerarsi una malattia molto comune, comporta spesso un impatto rilevante non solo dal punto di vista sociale (perdita di giorni di scuola, assenza dal lavoro dei genitori, assistenza domiciliare, trasmissione dell’infezione ai familiari) ma anche clinico ed economico. Spesso, infatti, un’influenza comporta un incremento del consumo di antibiotici e antifebbrili, affollamento negli ambulatori dei pediatri e nei pronto soccorso.

I ricoveri ospedalieri da influenza, che non sono numerosi, sono prevalenti nel bambino considerato a rischio, cioè portatore di una patologia di base che, a sua volta, può favorire lo sviluppo di un’influenza complicata o può aggravarsi in seguito all’infezione da virus influenzale. 

«L’influenza deve essere gestita dal pediatra di famiglia - sottolinea la professoressa Susanna Esposito, Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura Fondazione IRCCS, Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) - e  i ricoveri ospedalieri devono essere limitati ai casi di effettiva necessità, sia per evitare al bambino il disagio legato alla degenza lontano dall'ambiente familiare, sia per contenere i costi, sia per non favorire la diffusione nosocomiale del virus. Il virus influenzale è il terzo agente, in ordine di frequenza, che causa infezioni nosocomiali in età pediatrica. L’obiettivo è, quindi, quello di evitare l’ospedalizzazione, se non indispensabile».

Per individuare i piccoli da ricoverare e quelli da trattare a domicilio, raccomandano i pediatri, è importante attenersi a criteri scientificamente provati: le più recenti linee guida nazionali e internazionali identificano 4 situazioni:

1. non si richiede il ricovero, ma soltanto una più attenta osservazione medica, quando si è in presenza di una delle seguenti condizioni: cardiopatie non cianogene, asma moderato-grave, patologia respiratoria cronica, fibrosi cistica, insufficienza renale ed epatica, diabete e altre malattie metaboliche, immunodeficienze congenite e acquisite, malattie neoplastiche, terapia steroidea prolungate

2.si richiede la gestione domiciliare o ambulatoriale da parte del pediatra, quando si è in presenza dei seguenti segni o sintomi: disidratazione correggibile per via orale, basso peso neonatale o prematurità in soggetto di età superiore a 3 mesi, lieve distress respiratorio, episodi di convulsioni febbrili successivi al primo e non complicati

3. si può considerare il ricovero in presenza delle seguenti condizioni: incapacità della famiglia a gestire il problema, condizioni economiche o sociali che non garantiscono un'adeguata assistenza a domicilio, età inferiore a 3 mesi associata a uno o più fattori di rischio, bronchiolite in età superiore a 3 mesi, saturazione di 02 pari a 92-95%

4. è fortemente raccomandato il ricovero immediato nelle seguenti condizioni: disidratazione che richiede reidratazione per via endovenosa o altra terapia per via venosa, frequenza respiratoria >70 atti/min o saturazione 02 <92%, insufficienza respiratoria, convulsioni o sintomi neurologici, bronchiolite in lattante di età inferiore a 3 mesi, cardiopatie cianogene, segni di sepsi.In generale, una diagnosi di influenza, nel momento in cui il virus è circolante nell’ambiente, è suggerita quando si presentano i seguenti sintomi a esordio brusco e improvviso: febbre anche superiore a 39°, un sintomo respiratorio (tosse, faringodinia, congestione nasale) e uno sistemico (cefalea, malessere generalizzato, sudorazione, brividi). Nei bambini più piccoli, l’influenza si può manifestare con irritabilità, pianto e inappetenza e, soprattutto nel lattante, può essere accompagnata nel 10-20% dei casi da vomito e diarrea.

Nel trattamento dei sintomi associati all’influenza, come febbre e dolore, risultano efficaci il paracetamolo e gli anti-infiammatori non steroidei (FANS). In assenza di complicazioni di verosimile origine batterica, bisogna limitare l’impiego di antibiotici, per evitare la possibile comparsa di ceppi batterici antibiotico-resistenti. Da non dimenticare, inoltre, semplici accorgimenti quali il riposo e una dieta bilanciata, con un'adeguata somministrazione di liquidi e un apporto calorico minimo, che tenga conto della difficoltà del bambino ad alimentarsi.
 
Infine, la professoressa Esposito raccomanda di limitare il trattamento con antivirali nei bambini a rischio di contrarre la malattia influenzale in forma particolarmente grave (per esempio bimbi malati di tumore, affetti da HIV o neonati prematuri fino all’età di 2 anni), sia in quelli che, una volta contratta l’influenza, rischiano di andare incontro a un aggravamento della patologia di base (per esempio soggetti con patologie croniche cardiache, respiratorie o con disturbi neurologici). 


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SocietÓ Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP)

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