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Colesterolo buono? Sì, ma meglio non farlo... ossidare

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Pubblicato il: 28-01-2014
Sanihelp.it - Quando una persona decide di effettuare le analisi del sangue, è solitamente per mantenere sotto controllo alcuni dati del suo stato di salute e confermare che il suo organismo è sano come un pesce. Un check up che produce risultati nella norma è l'esito che ciascuno di noi spera di ottenere dal prelievo: ma al giorno d'oggi, il nostro stile di vita porta invece ad avere qualche dato sballato, che produce inevitabilmente il famigerato asterisco per segnalare una certa preoccupazione riguardo a qualche anomalia. Tra le voci più temute, quella del colesterolo merita una piazza d'onore, in quanto patologia che porta a serie conseguenze, quali una maggior probabilità di subire infarto del miocardio ed ictus ischemico.

Finora si è sempre distinto tra colesterolo LDL e colesterolo HDL, riferendosi ad essi in maniera colloquiale come colesterolo cattivo e colesterolo buono. La differenza di base tra di essi sta nel tipo di lipoproteine da cui son formati: nel primo caso sono a bassa densità, mentre nel secondo caso si tratta di lipoproteine ad alta densità. Il loro ruolo nell'organismo è sostanzialmente opposto: nella prima circostanza, la LDL, le lipoproteine trasportano i trigliceridi e, di conseguenza, il colesterolo, dal fegato ai tessuti; mentre nella seconda i trigliceridi compiono il percorso esattamente contrario. Per questa ragione il colesterolo LDL viene definito cattivo, poiché le lipoproteine a bassa intensità tendono a depositare colesterolo nelle pareti delle arterie, creando aterosclerosi: cosa che invece le lipoproteine ad alta intensità tendono ad ostacolare, proprio per il loro ruolo opposto, caratteristica che gli valgono l'epiteto di buono.

Dunque, fino ad oggi, il valore in sé del colesterolo non aveva mai significato alto rischio di patologie cardiovascolari, essendo preferibile controllare il rapporto tra colesterolo LDL ed HDL per valutare la situazione. Ma la cortesia, la benevolenza del colesterolo buono nei nostri confronti è stata messa in discussione da un gruppo di scienziati americani, membri della Miller Family Heart and Vascular Institute della Cleveland Clinic: in uno studio pubblicato sulla rivista specializzata Nature Medicine è stato rivelato come anche il colesterolo HDL possa in realtà provocare aterosclerosi delle arterie, smentendo così le sue proprietà cardioprotettive. Tale disfunzione si verifica quando la proteina che lo caratterizza, la apoliproteina A1, si ossida: a quel punto, anche il colesterolo buono contribuirebbe all'occlusione delle arterie, e dunque a tutte quelle patologie ascritte solitamente al parente cattivo.

Questa ricerca, applicata ad un campione di 627 partecipanti volontari, e i risultati che ha svelato portano dunque nuovi interrogativi e sfide per i ricercatori. Intanto, il primo passo sarà quello di mettere a punto un test che possa rivelare la presenza della proteina ossidata nel sangue: in secondo luogo, occorrerà plasmare un farmaco che possa contrastare i suoi effetti negativi. Nel frattempo, è sempre bene ricordare che la prevenzione è la miglior cura: dunque, è d'uopo evitare di esagerare con l'assunzione di fegato, uova, burro, lardo, formaggi, carni grasse e dolci di pasticceria.  


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Miller Family Heart and Vascular Institute, Nature Medicine

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