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Per risparmiare, 6 italiani su 10 mangiano cibi scaduti

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Pubblicato il: 06-02-2014
Sanihelp.it - Nell'ultimo anno 6 italiani su 10 hanno mangiato cibi scaduti. È quanto emerge da un sondaggio condotto dal sito www.coldiretti.it sugli effetti della crisi sui consumi delle famiglie. 

Il 34% dei rispondenti ha portato in tavola alimenti fino a una settimana dopo la data di scadenza, il 15% fino a un mese e l’8% anche oltre, mentre il 2% non guarda affatto la data di scadenza. La tentazione di mangiare cibi scaduti è spesso dettata nelle case anche dalla volontà di ridurre gli sprechi che secondo l’indagine ha coinvolto più di 7 italiani su 10 nel 2013. 

In generale, consumare prodotti alimentari oltre la data di scadenza può esporre - sottolinea la Coldiretti - a rischi rilevanti  per la salute, nel migliore dei casi significa portare in tavola alimenti che hanno perso le proprie caratteristiche di gusto o aroma, ma anche nutrizionali.

Gli acquisti di frutta e verdura nel 2013 sono scesi al minimo da inizio secolo, con le famiglie che hanno messo nel carrello appena 320 chili di ortofrutta nel corso del 2013, oltre 100 chili in meno rispetto al 2000 mentre il 16,8% degli italiani non possono permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni secondo l’Istat.

Ad aumentare sono solo le vendite di prodotti alimentari low cost nei discount, che sono gli unici a dare segnare un aumento nel corso del 2013 (+1,7%), mentre le gli acquisti alimentari degli italiani scendono complessivamente del 3,9%.

Attualmente - spiega la Coldiretti - solo pochi alimenti hanno una scadenza prestabilita dalla legge, come il latte fresco (7 giorni) e le uova (28 giorni). Per tutti gli altri prodotti la durata  viene stabilita autonomamente dai produttori. Per esempio, per l’olio d’oliva extra vergine alcune aziende consigliano il consumo entro 12  mesi, altre superano i 18, con il rischio di perdere le caratteristiche nutrizionali e di gusto, secondo studi del Dipartimento di scienze e tecnologie alimentari e microbiologiche dell’Università di Milano.

Tali ricerche evidenziano come gli effetti del mancato rispetto dei tempi di scadenza variano da prodotto a prodotto: per lo yogurt, che dura 1 mese, il prolungamento di 10-20 giorni non altera l’alimento, ma riduce il numero dei microrganismi vivi, mentre al contrario per i pomodori pelati quasi tutte le confezioni riportano scadenze di 2 anni, anche se la qualità sensoriale è certamente migliore se si consumano prima.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Coldiretti

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