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Scoperte due proteine responsabili del tumore al cervello

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Pubblicato il: 07-02-2014
Sanihelp.it - Il glioblastoma (GMB) è la forma più comune e letale di cancro al cervello, responsabile ogni anno di circa 7000 nuovi casi di tumore in Italia e di 40.000 nel mondo.

Il GMB rappresenta circa il 15% di tutti i tumori cerebrali e interessa soprattutto la fascia di età compresa tra i 45 e i 70 anni. La sua natura recidivante permette un controllo solamente temporaneo della malattia, il cui contenimento è attuato tramite una combinazione di interventi chirurgici, chemioterapici e radioterapici: quando asportato infatti, il tumore torna a formarsi con maggiore aggressività, comportando esiti purtroppo fatali.

Il glioblastoma è composto da diversi tipi di cellule, comprese le cosiddette cellule staminali tumorali, ovvero cellule mutate molto simili (anche se non identiche) alle cellule staminali normali.

Se queste ultime sono cellule non specializzate in grado di riprodursi e trasformarsi a seconda del tessuto da riparare, le cellule staminali tumorali sono invece responsabili dell’insorgenza e della crescita del tumore: la loro capacità pressoché infinita di riprodursi sommata ad una grande resistenza alle terapie, rendono le cellule staminali tumorali il bersaglio di alcune delle più innovative terapie antitumorali testate dalla ricerca oncologica.

Proprio in questo senso si è mosso un recente studio pubblicato su Nature Communications ed eseguito da un gruppo di ricercatori del Montreal Neurological Institute and Hospital, il quale ha individuato due fattori chiave responsabili della crescita del glioblastoma:

«Volevamo scoprire come le cellule staminali tumorali fossero in grado di originare un tumore, così da prevenire la ricrescita di questa forma mortale di cancro al cervello – spiega il dottor Stefano Stifani, coordinatore del gruppo di ricerca – Quello che abbiamo scoperto è che alterando l'attività di due proteine ​​che controllano l'espressione genica (chiamate FOXG1 e TLE), siamo stati in grado di ridurre significativamente la capacità delle cellule staminali tumorali di dare origine a tumori cerebrali».

Bisogna sapere infatti che sono proprio le mutazione genetiche a provocare la degenerazione delle cellule e quindi l’insorgenza dei tumori: se nei tessuti normali le cellule rimpiazzano le cellule morte o quelle che, danneggiate, vanno incontro a un processo di morte programmata (apoptosi), nei tumori questo delicato equilibrio è compromesso. La cellula continua a riprodursi senza freni e anche i processi di morte programmata vengono meno.

All’origine di questi fenomeni vi è l’azione dal DNA cellulare, la cui espressione è controllata da proteine regolatrici (come appunto FOXG1 e TLE) che attivano o disattivano i geni, responsabili del corretto funzionamento del ciclo di vita della cellula.

In caso di mutazione del DNA (che può essere causata sia da fattori ereditari che dall’ambiente esterno), l’attività delle proteine regolatrici viene alterata: di conseguenza, i geni non sono più in grado di regolare il ciclo cellulare, comportando la comparsa di cellule staminali mutate e la loro incontrollata riproduzione.

«Il coinvolgimento delle proteine FOXG1 e TLE nel processo di formazione delle cellule staminali tumorali – conclude Stifani – apre la porta a possibili strategie
per bloccare la crescita del tumore, un importante progresso nella lotta contro il glioblastoma».

Sul lungo periodo inoltre, i ricercatori sperano di identificare dei regolatori più importanti, al fine di trovare nuovi potenziali bersagli terapeutici per compromettere la capacità delle cellule staminali tumorali di generare e far crescere il glioblastoma.
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Nature Communications, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC)

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