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Il batterio colpisce in ospedale

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Pubblicato il: 11-11-2004

Una persona su dieci contrae un'infezione batterica tra le corsie di un ospedale. Ecco i risultati di un indagine nazionale. Sotto accusa l'abuso di antibiotici.

Sanihelp.it - C’è chi in ospedale si ammala, e gravemente. Secondo un’indagine dell’Istituto superiore di sanità (ISS) il 10% dei pazienti ricoverati sono affetti da un'infezione batterica contratta in ospedale.

IL PRIMO STUDIO EUROPEO - Il Progetto nazionale per la sorveglianza delle infezioni batteriche gravi in ambito comunitario e ospedaliero è stato coordinato dall’ISS e finanziato del Ministero della Salute e della Pzifer Italia.
«Si tratta del più ampio studio multicentrico sulle infezioni batteriche e le relative antibiotico-resistenze mai realizzato prima in Italia e in Europa», afferma Enrico Garaci, presidente dell’ISS, «vi partecipano circa 50 Laboratori di microbiologia clinica ospedaliera».

COLPITO MAGGIORMENTE CHI HA PIÙ DI 50 ANNI - «La metà delle infezioni batteriche sono state contratte durante il periodo di degenza per altre patologie», spiega Antonio Cassone, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, «si tratta di uomini e donne con un’età che va dai 50 ai 70 anni».

TRE I BATTERI COLPEVOLI - La metà delle patologie più gravi come la sepsi, le polmoniti, le infezioni da catetere, sono provocate da tre specie di batteri: Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus ed Escherichia coli, resistenti a molti antibiotici e per i quali non c’è ancora un vaccino.

MIGLIORARE L’UTILIZZO DEGLI ANTIBIOTICI - «Più del 50% degli antibiotici usati per le infezioni del tratto respiratorio sono impiegati per malattie causate da virus», dichiara Giuseppe Nicoletti, ordinario di microbiologia dell’Università di Catania, «e quindi si tratta di un cattivo impiego delle terapie, mentre il 20% del fallimento è causato da una scarsa adesione alla terapia da parte dei pazienti. E così più dell’80% di quest’ultimi sono ormai resistenti ad antibiotici ad ampio spettro e solo per alcuni ceppi di batteri esiste il corrispondente vaccino. Fondamentale, dunque, rimane l’uso mirato delle terapie antibiotiche, evitandone soprattutto l’abuso».



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Redazione Sanihelp.it

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