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I cardiologi e le ricette ruba-tempo: nuove cure in arrivo

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Pubblicato il: 10-02-2014
Sanihelp.it - Oltre il 90% dei malati di fibrillazione atriale riceve oggi una terapia per la prevenzione dell'ictus, una delle complicanze più frequenti e temibili di questo tipo di aritmia. Purtroppo sono però poco diffusi i nuovi anticoagulanti orali dabigatran, rivaroxaban e apixaban: autorizzati meno di un anno fa nel nostro Paese, sono impiegati solo nel 6% dei pazienti, pur essendo più maneggevoli e sicuri rispetto agli anticoagulanti di vecchia generazione.

In Italia circa il 66% dei malati è tuttora in cura con i vecchi anticoagulanti, l'11% utilizza antiaggreganti piastrinici insufficienti per prevenire l’ictus e il 10% entrambe le tipologie di farmaci. Esiste, inoltre, un 7% di casi che non riceve farmaci: i più sottotrattati sono i pazienti a più alto rischio, per esempio quelli con fibrillazione atriale parossistica, nella quale gli episodi durano meno di 24 ore. 

Lo rivelano i dati del primo Registro Europeo sul trattamento della fibrillazione atriale, raccolti su circa 7.000 malati di 9 Paesi europei e discussi in occasione degli Stati Generali dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO): l'Italia, con oltre 1.800 pazienti arruolati nel Registro, è il Paese europeo che più ha contribuito alla raccolta dei dati.

I nuovi farmaci sono più semplici da utilizzare: non richiedono esami del sangue frequenti, sono somministrati a un dosaggio fisso, danno una scarsissima probabilità di interazioni pericolose con cibi e altri farmaci, riducendo il rischio di ictus del 70% e di tre volte il pericolo di emorragia cerebrale, un'evenienza molto grave che si può avere in corso di terapia anticoagulante.

A breve, sarà approvato anche un quarto anticoagulante della stessa famiglia. Per aiutare i medici l'ANMCO ha stilato un documento guida per la prevenzione dell'ictus nella fibrillazione atriale e l'uso dei nuovi anticoagulanti orali. Fanno chiarezza su vantaggi, limiti e differenze dei nuovi medicinali rispetto a warfarin e dicumarolici, dando indicazioni su come si sceglie il prodotto giusto e come portare avanti la terapia in pazienti diversi.

Oggi il problema più rilevante non è la difficoltà di accesso alle prescrizioni, ma il piano terapeutico assai articolato, che occorre compilare per ogni paziente: serve molto tempo per farlo e spesso capita di optare per i farmaci classici perché i medici non hanno l'opportunità di dedicarsi alla compilazione del piano.
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Stati Generali dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO), Firenze, 7-8 febbraio 2014

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