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Salute

La cataratta nel cane

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Pubblicato il: 11-03-2014

È una patologia frequente nell'uomo ma può colpire anche i nostri amici a 4 zampe. Vediamo quali sono le cause, i sintomi e come curarla.

La cataratta nel cane © Photos.com Sanihelp.it - La cataratta è caratterizzata da un’opacità della lente (cristallino) o della sua capsula la cui causa è da ricercare in una minore assunzione di ossigeno e una maggiore penetrazione di acqua nella lente.

È uno dei problemi oftalmici più comuni in medicina umana e in medicina veterinaria e risultano essere più colpiti da questo disturbo i cani rispetto ai gatti.

Il cristallino, la lente dell’occhio che permette la messa a fuoco delle immagini sulla retina, ha una forma ovale ed è costituito da una capsula (più superficiale) , da un nucleo  (più interno), da una zona centrale e da aree periferiche chiamate poli. Si trova posizionato immediatamente dietro all’iride e in condizioni normali è completamente trasparente.

Le cause che portano alla comparsa della cataratta di solito sono di origine ereditaria e le razze di cani maggiormente coinvolte sono: l’American Cocker Spaniel, il Boston Terrier, il Pastore Tedesco, il Golden ed il Labrador Retriever, lo Schnauzer Nano, il Bob Tail, il Barbone ed il West Highland White Terrier.

Altre possibili cause di cataratta sono: diabete, trauma oculare, uveite cronica, degenerazione retinica (PRA) e invecchiamento.

La cataratta può essere classificata in diversi tipi in base alla sede colpita:
- Capsulare che colpisce la parte superficiale dell’occhio
- Della lente che può essere totale quando viene colpita l’intera lente o parziale quando viene colpita solo parzialmente la lente
- Capsulo-lenticolare che colpisce in modo totale il cristallino dell’occhio del cane.La cataratta non sempre crea gravi problemi alla vista. Infatti, se l’opacità è localizzata o di estensione limitata, la funzione visiva sarà in parte conservata; se invece l’opacità è diffusa a tutta la lente ed è intensa, il cane continuerà a percepire gli stimoli luminosi e si orienterà individuando zone luminose o scure, ma non riuscirà a vedere molto bene e la sua visione sarà paragonabile a quella attraverso un vetro smerigliato.

I sintomi del disturbo iniziano con le difficoltà visive dell’animale che non riesce ad evitare ostacoli, fatica a salire e scendere le scale e non riesce a localizzare gli oggetti a lui familiari. Alle volte il proprietario nota una formazione biancastra nell’occhio.

Per quanto riguarda la terapia non esistono terapie mediche per risolvere questa patologia ma  è possibile intervenire solo chirurgicamente attraverso l’uso del facoemulsificatore, ossia uno strumento ad ultrasuoni in grado di frammentare e aspirare la parte opaca del cristallino praticando un’incisione della cornea di pochi millimetri.

Nella maggior parte dei casi viene inserito un cristallino artificiale fatto apposta per gli animali che restituisce all’occhio una buona capacità visiva. Nel caso in cui questo cristallino non possa essere applicato, l’animale riesce a recuperare una buona funzionalità della vista che gli permette di condurre una vita normale.

Questo tipo di intervento ha una probabilità di riuscita molto alta (90-95%) ma il decorso post-operatorio è molto lungo e complesso.
 Per ridurre il rischio di una degenerazione retinica e quindi migliorare lo stato di salute degli occhi è necessario integrare la dieta con luteina.

Il carotenoide viene assorbito durante il processo di digestione e trasportato dal sangue alla retina. Una volta giunta all’occhio la luteina agisce come protettore dei tessuti, intercettando, le sostanze nocive (come i radicali liberi) e assorbendo, i raggi UV dannosi della luce solare.
 
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Oftalmologia veterinaria

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