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Mercurio nelle creme sbiancanti illegali: è allarme

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Pubblicato il: 24-02-2014
Sanihelp.it - L'essere umano è spesso in cerca spasmodica di ciò che non possiede: la saggezza popolare ha espresso splendidamente questa tendenza con il famigerato adagio dell'erba del vicino, che risulta sempre più verde. Classico esempio estivo di un tale disagio è l'affollamento nelle spiagge dei litorali italiani, dove uomini e donne di razza cosiddetta caucasica cercano di modificare la pigmentazione della propria pelle, che grazie all'aiuto dei raggi solari diventa più scura e socialmente più attraente: abitudine a dire il vero piuttosto pericolosa, dati gli effetti collaterali accertati dell'esposizione alla radiazione ultravioletta, che vanno dall'invecchiamento cutaneo precoce al danneggiamento della vista, dal deterioramento del collagene all'insorgere, nei casi più gravi, di melanoma.

Se la moda della tintarella, ed i suoi relativi rischi, sono oramai piuttosto rinomati nei paesi occidentali, una consuetudine meno conosciuta è quella dello sbiancamento della pelle, metodo diffuso soprattutto tra le immigrate della popolazione delle nazioni dell'area subsahariana quali Costa D'Avorio e Senegal. Ma se l'abbronzatura è più che altro un vezzo estetico, il passaggio opposto da una pelle ebano ad un colore più «europeo» ha radici legate più che altro ad un disagio sociale. Tale tendenza, sviluppata attraverso non già la famosa tintarella di luna bensì prodotti di cosmetica appositi, è infatti particolarmente diffusa tra le immigrate che giungono in Italia in cerca di occupazione, spesso in fuga da paesi in cui non scorgono un futuro: ma di fronte ad una scarsa accettazione, ed una endemica difficoltà nel trovare lavoro, queste donne cercano in ogni modo di minimizzare le differenze estetiche per favorire l'inclusione sociale. I dati statistici sull'utilizzo di queste creme risultano impressionanti: circa il 40% delle donne sotto i 35 anni provenienti da quest'area, ed il 35% delle donne al di sopra di quell'età, ne fanno un uso regolare e prolungato.

Ma anche tale andamento non è scevro da rischi ed effetti collaterali. L'AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, ha infatti lanciato l'allarme dei prodotti di cosmetica per lo sbiancamento della pelle, spesso venduti illegalmente sia in Italia che in Europa senza che vengano registrati come medicinale nei paesi di provenienza. L'utilizzo prolungato e diffuso sul corpo di tali creme può provocare gravi danni alla salute, in quanto al loro interno spesso vengono riscontrate sostanze potenzialmente velenose, quali mercurio o cortisone ed i suoi derivati. L'assorbimento prolungato di tali composti può determinare l'insorgere di ipertensione, diabete o malfunzionamento dell'ipotalamo, oltre ovviamente agli ovvi effetti collaterali a carico della cute, quali iperpigmentazione, ipertricosi o comparsa di strie cutanee simili alle smagliature.

Se è sempre raccomandato un utilizzo cosciente di cosmetici a base di corticosteroidi, vale a dire previa prescrizione e controllo medico, avvalersi di creme per lo sbiancamento della pelle prive dell'AIC, cioè l'autorizzazione all'immissione al commercio, è assolutamente sconsigliato. Tali prodotti infatti, nonostante rechino marchi contraffatti che ne certificano la produzione in Italia, vengono solitamente fabbricati in Cina, e giungono nel nostro paese transitando per l'Africa. L'accettazione del proprio aspetto, l'utilizzo delle proprie capacità e dei propri talenti, la cessazione di pregiudizi basati su razza e colore della pelle, sarebbero l'orizzonte utopico entro cui il commercio di tali prodotti chiuderebbe i battenti: purtroppo, nell'attesa di un cambio di mentalità tanto radicale, i controlli aeroportuali sono stati ultimamente intensificati, in quanto c'è sempre più richiesta di questo tipo di cosmetici irregolari, ed il traffico di sostanze velenose per la salute dell'essere umano prosegue a fare affari. 


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Agenzia Italiana del Farmaco

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