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I problemi? Risolvili con le fiabe!

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Pubblicato il: 22-11-2004

«C'era una volta una principessa…». Con questa frase si può guarire nel corpo e nell'anima. Merito della psicosomatica, che usa la fiaba come strumento terapeutico.

Sanihelp.it - Chi pensa ancora che le fiabe siano roba da bambini dovrebbe ricredersi: la fiaba, oltre che un piacere, è un importante strumento cognitivo.

Ad usarlo sono soprattutto gli psicologi e psicoterapeuti che seguono l’approccio psicosomatico, secondo cui sintomi fisici e sintomi psichici sono strettamente correlati.
La tecnica della fiabazione serve appunto per scoprire le dinamiche di questa relazione, e risolvere sia disturbi organici che problemi relazionali, affettivi o lavorativi.
Non a caso è considerata una tecnica di problem solving.

Il meccanismo della fiaba, infatti, si presta con facilità all’espressione dell’inconscio, perché permette di staccarsi dal piano razionale in modo da far emergere aspetti sconosciuti e istintivi.

I personaggi scelti, ad esempio, dicono molto di ognuno di noi, anche se spesso sono quelli della fiaba classica. Le figure femminili rappresentano quasi sempre legami e rapporti con la figura materna: la fata o la buona vecchina che aiutano a crescere, la strega che impedisce l’indipendenza e lo sviluppo sessuale, la matrigna che incarna i difetti più profondi…
I mostri evocano invece la forza cieca e distruttrice di un inconscio incontrollabile, al contrario degli angeli portatori di coscienza. Esistono poi figure assimilabili a quella paterna (il re, il mago e lo stregone), e persino animali che incarnano difetti e virtù.
Le ambientazioni hanno un significato ancora più profondo, e indicano come viene vissuto il contesto quotidiano.

La struttura della fiaba si basa sempre su tre momenti tipici: un inizio di apparente equilibrio, una fase di crisi in cui emerge il problema, e una conclusione con il classico vissero felici e contenti, che rappresenta la soluzione del problema.
Di solito chi la inventa non approda subito all’ultima fase, ma è qui che entra in gioco la valenza terapeutica: se la fiaba riproduce in maniera simbolica i processi fisici e psichici in atto, modificando la fiaba si può agire su di essi.

Il terapeuta non suggerisce mai la soluzione, ma spinge a cercare spunti nuovi, ad esempio ripercorrendo la storia dei personaggi o proponendo la comparsa di un nuovo aiutante. In questo modo si può mettere in moto un processo di autoguarigione, che facendo appello a forze interiori sconosciute condurrà al lieto fine.

Attenzione però a non cercare a tutti i costi il collegamento tra fiaba e realtà: la fiabazione serve per uscire dagli schemi e guardare i problemi da un altro punto di vista, lasciando che la soluzione appaia intuitivamente. Non è detto che questo avvenga subito, ma non bisogna avere fretta, né porsi obiettivi precisi.
Basta staccare il telefono, mettersi comodi e rilassarsi: «C’era una volta…»


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Redazione Sanihelp.it

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