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La dieta mediterranea tra le cause della demenza precoce?

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Pubblicato il: 25-02-2014
Sanihelp.it - Tra le importanti sostanze che l'essere umano deve assumere attraverso l'alimentazione per il corretto funzionamento dell'organismo, i carboidrati possiedono una posizione di assoluto rilievo: si calcola infatti che una dieta corretta debba prevedere un apporto di glucidi non inferiore al 50%, cifra che si eleva fino al 60% se si considera il ruolo degli zuccheri nella preparazione degli sportivi. I carboidrati rappresentano infatti la fonte di energia principale per il nostro corpo, che li trasforma in glicogeno, che consiste nella riserva di glucosio dell'organismo. Tra gli alimenti ricchi di queste sostanze si possono ricordare la pasta, il pane, il riso, i cereali, il miele e l'ovomaltina.

Le diete mediterranee, come quella del nostro paese, sono solitamente caratterizzate da un apporto notevole di glucidi: ma questo può comportare notevoli effetti collaterali, con conseguenze tossiche per la salute. In prima istanza, è consigliabile assumere solo il 10% dei cosiddetti carboidrati semplici, vale a dire gli zuccheri: nonostante la fondamentale importanza dal punto di vista nutrizionale ricoperta dal glucosio, dal fruttosio e dal galattosio, un abuso di queste sostanze può aumentare i livelli di glicemia nel sangue, con conseguente iperproduzione di insulina, cosa che può portare a disfunzioni gravi, quali obesità e diabete.

Ma i problemi legati all'assunzione smodata di carboidrati non si limiterebbero a questo. La rivista specializzata Alternative and Complementary Therapies ha recentemente pubblicato un articolo del neurologo statunitense David Perlmutter: secondo il suo esimio parere, consumare glucidi in maniera esagerata potrebbe determinare l'insorgere di seri danni cerebrali, che comporterebbero a lungo andare il rischio di demenza precoce. A sostegno della teoria, l'esperto americano ha affermato che l'approccio di considerare le calorie assunte solo in base alla loro quantità sia fondamentalmente errato: ciò che bisogna contemplare non è semplicemente il freddo dato statistico del numero di calorie ingerite, ma piuttosto è importante conoscere le fonti da cui provengono, in quanto possiedono un differente impatto sulla nostra salute. Ad esempio il consumo di glutine, di cui alcuni carboidrati sono ricchi, stimolano la produzione di zonulina, un ormone gastro-intestinale che mette a repentaglio la barriera emato-encefalica rendendo il cervello maggiormente esposto ad alcune sostanze dannose presenti nel sangue.

Studi empirici dimostrano la correttezza della teoria del dottor David Perlmutter: modificando la dieta di soggetti giovani affetti da depressione, demenza o deficit dell'attenzione, diminuendo l'apporto di glutine e carboidrati, si sono riscontrati notevoli miglioramenti. Questo non deve comunque portare ad un eccessivo allarmismo nei confronti di queste sostanze, che risultano assolutamente fondamentali per il corretto funzionamento dell'organismo. Al contrario una carenza di carboidrati, una dieta iperproteica, è causa di gravi disfunzioni, tra cui l'aumento del colesterolo, che porta a sua volta ad infarto del miocardio ed ictus. Dunque, occorre semplicemente fare attenzione a non esagerare nell'assunzione di glucidi, e prediligere i grassi cosiddetti buoni.  
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Alternative and Complementary Therapies

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