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I segreti del Grande Fratello

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Pubblicato il: 30-11-2004

Intervista esclusiva a Carlo Alberto Cavallo, psicologo che segue gli inquilini della casa più spiata d'Italia. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Sanihelp.it - Specchio della società o tv spazzatura, i reality show ormai sono entrati nelle nostre case, e nel bene o nel male ci fanno discutere.
Difficile, del resto, restare indifferenti di fronte agli assalti ai provini o alle dichiarazioni di chi si farebbe tagliare un dito pur di partecipare.

Ma perché oggi la ricerca della notorietà è così forte?
Lo abbiamo chiesto a Carlo Alberto Cavallo, lo psicologo che da sempre segue i ragazzi del Grande Fratello. «Il desiderio di essere famosi, di uscire dall’anonimato dimostrando di esistere nella propria unicità, non è nuovo», ci spiega. «Un tempo, però, la notorietà era legata alla professione, e si limitava alla cerchia ristretta della piazza del paese. Oggi invece la vera piazza degli italiani è la tv, che permette un successo più immediato, anche se più effimero».

Notorietà facile, insomma, ma che richiede comunque un prezzo: rimanere per mesi chiusi in casa. Cosa comporta psicologicamente questo isolamento? «Il rischio maggiore è quello della depersonalizzazione. La personalità di un individuo, infatti, si definisce e si rafforza ogni giorno grazie al confronto con l’esterno, che nella casa viene notevolmente ridotto. È questo il motivo per cui, durante i test psicologici di selezione, scegliamo chi dimostra di avere una personalità fortemente radicata e una buona resistenza allo stress».

Dottore, ora ci aiuti a risolvere l’eterno dubbio: all’interno della casa quanto è vero e quanto recitazione? Il fatto di essere visti da milioni di persone influisce sul comportamento? «Sicuramente i ragazzi sono consapevoli della situazione, e nei momenti più semplici, come i pasti o i giochi, cercano di dare il meglio di sé. Ma quando si presentano avvenimenti di forte coinvolgimento sociale come le nomination o le eliminazioni è impossibile mantenere questo controllo: le telecamere scompaiono, affiora l’istinto».

E che istinto. Spesso i ragazzi sembrano avere reazioni eccessive a problemi banali. Come mai? «Se ci pensiamo, anche nella vita normale gli eventi oggettivamente importanti sono pochi. Siamo noi, semmai, a investire molto su fatti apparentemente insignificanti. Lo stesso vale in modo amplificato anche nella casa: un litigio per un uovo fa scattare il ricordo di vecchie frustrazioni, e diventa il pretesto per sfogarle».

I rapporti interpersonali, del resto, sono l’elemento chiave del gioco. Quanto contano le dinamiche di gruppo in una convivenza forzata? «Moltissimo. Un gruppo di 10-12 persone è difficile da gestire, ed è inevitabile che si frammenti in sottogruppi di 3 o 4 persone. Altrettanto inevitabile è che si creino antagonismi. Avere un nemico comune infatti è fondamentale per creare coesione e complicità nel gruppo».


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Redazione Sanihelp.it

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