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Tumore al seno

Mammografia: ecco perché è fondamentale

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Pubblicato il: 04-03-2014

Europa Donna Italia prende posizione circa la messa in discussione della valenza dello screening mammografico: strumento di prevenzione che permette alle donne di intercettare un tumore al seno.

Mammografia: ecco perché è fondamentale © Photos.com Sanihelp.it - Sul British Medical Journal è stata recentemente pubblicata una ricerca di un gruppo di ricercatori canadesi della University of Toronto, coordinati da Anthony Miller, secondo la quale gli screening mammografici non contribuirebbero a ridurre la mortalità per tumore al seno e anzi spesso comporterebbero un eccesso diagnostico.

«Riteniamo che quanto comunicato non sia sostenuto da solidi fondamenti scientifici e abbia una valenza esclusivamente mediatica. Ci sentiamo quindi in dovere di ribadire l’indiscutibile valore dello screening mammografico, strumento di prevenzione che permette alle donne di intercettare un tumore al seno - patologia che in Italia rappresenta la prima causa di morte femminile nella fascia di età tra i 35 e i 59 anni e che colpisce ogni anno più di 46.000 donne», sostiene Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia, il movimento che rappresenta i diritti delle donne nella prevenzione e cura del tumore al seno presso le istituzioni pubbliche nazionali e internazionali.


  
«Quello a cui fa riferimento la nota di agenzia è uno studio randomizzato realizzato nel 1980-1985 e tali dati, noti fin dagli anni Novanta, sono stati già abbondantemente analizzati criticamente nella valutazione condotta dall’Independent UK Panel on Breast Cancer Screening, prendendo in esame i risultati di tutti i trial randomizzati condotti in quegli anni. Quello appena pubblicato dal British Medical Journal è solo un aggiornamento del follow up dello studio canadese che poco aggiunge e non modifica le conclusioni del Panel britannico, secondo cui invece lo screening mammografico riduce la mortalità del 20%. Questa conclusione è attualmente considerata la più autorevole dalla comunità scientifica internazionale e anche lo studio EUROSCREEN, promosso dall’Osservatorio Nazionale Screening (la rete italiana di coordinamento degli screening oncologici del Ministero della Salute), che analizza gli studi condotti dai programmi di screening in Europa negli anni più recenti, ha confermato questa indicazione. Riguardo al problema della sovradiagnosi, cioè il riconoscimento di tumori a bassa capacità evolutiva e quindi potenzialmente non pericolosi, lo studio EUROSCREEN rileva che su 1.000 donne dai 50 ai 69 anni che si sottopongono allo screening mammografico con cadenza biennale, 4 casi di tumore potrebbero essere considerati sovradiagnosticati», aggiunge Eugenio Paci, dell’Istituto per lo Studio e Prevenzione Oncologica di Firenze.«Il tema della sovradiagnosi, nonostante il ridotto numero di casi riscontrati, certamente deve essere tenuto in considerazione e discusso con le donne e con i medici, senza tuttavia far insorgere dubbi sui benefici dello screening mammografico in termini di vite salvate. Anzi, dobbiamo continuare a sostenere l’azione divulgativa presso la popolazione femminile a favore dello screening mammografico quale primario strumento salvavita. Attività che da sempre ha contraddistinto Europa Donna e che continuerà ad essere tra le priorità del movimento», conclude Rosanna D’Antona.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Europa Donna Italia - www.europadonna.it

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