Le parole più cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

Alzheimer: un test esamina la propensione alla malattia

di
Pubblicato il: 11-03-2014
Alzheimer: un test esamina la propensione alla malattia © Thinstock Sanihelp.it - Il Morbo di Alzheimer è una delle malattie neurologiche degenerative più temute dalle persone che raggiungono la cosiddetta terza età: si tratta della forma più comune di demenza, e colpisce prevalentemente le persone che superano i 65 anni. La paura che questa malattia suscita negli esseri umani è legato non solo agli effetti devastanti che comporta, come la perdita di qualsiasi autosufficienza, ma anche al fatto che le cause ne provocano l'insorgere sono ancora poco chiare, cosa che rende ogni persona una potenziale vittima del morbo. Inoltre, tuttora non esiste una cura che possa placare il decorso della patologia, decorso che nella maggior parte dei casi termina in una morte senza dignità alcuna e anni di sofferenza anche per i congiunti del malato, che impotenti lo osservano lentamente spegnersi e trasformarsi in una persona nemmeno lontanamente simile a quella d'un tempo.

Se la terapia sperimentale è ancora lungi dall'essere risolutiva, e mira semplicemente a placare alcuni degli aspetti dell'Alzheimer, rallentando la degenerazione di alcuni sintomi quali deficit dell'attenzione e il calo delle performance cognitive, la ricerca sta compiendo passi da gigante nell'ambito del riconoscimento e della diagnosi della malattia. La rivista specializzata Nature Medicine ha pubblicato uno studio condotto dai ricercatori della Georgetown University di Washington, che avrebbero messo a punto un test del sangue capace di predire l'insorgere del morbo d'Alzheimer in un individuo con 3 anni d'anticipo, cosa che permetterebbe un intervento farmacologico precoce sulla patologia.

L'esperimento è avvenuto su 525 volontari ultrasettantenni: i ricercatori hanno monitorato regolarmente i loro livelli ematici lungo il corso di 5 anni, individuando 53 soggetti che hanno sviluppato i primi sintomi di demenza senile tipici dell'Alzheimer. Hanno quindi verificato il profilo lipidico del loro sangue, ovvero sia il livello dei fosfolipidi presenti, individuandone dieci i cui effetti avrebbero una correlazione diretta con l'insorgere del morbo. Tale metodo avrebbe dimostrato un'efficacia del 90% sulla previsione dell'insorgere della patologia.

La scoperta è ancora in attesa di conferma, ma produrrebbe un concreto passo avanti nel trattamento di una malattia che, oggigiorno, colpisce circa 44 milioni di persone in tutto il mondo. In primis, si tratta di un test che avviene tramite un semplice prelievo di sangue, poco costoso e soprattutto scarsamente invasivo se confrontato, ad esempio, ad un prelievo di liquido cerebrospinale tramite puntura lombare. In secondo luogo, questo test non comporterebbe un'autentica sfida alla malattia, poiché continua a non esserci cura né metodo per rallentarne il decorso: ad ogni modo, le persone considerate a rischio possono decidere, una volta conosciuta la propensione all'Alzheimer, di partecipare a trial clinici di farmaci potenzialmente efficaci in tal senso, nella speranza che i neuroscienziati, impegnati quotidianamente nello studio della patologia, arrivino ad una terapia che possa debellare questo terribile flagello.  
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Georgetown University di Washington, Nature Medicine

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
2.3 stars / 5
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?

Ti potrebbe interessare:


Promozioni:

Commenti