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Broncopneumopatia cronica ostruttiva, un convegno a Venezia

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Pubblicato il: 14-03-2014
Broncopneumopatia cronica ostruttiva, un convegno a Venezia © Thinstock Sanihelp.it - Sono oltre 300 gli specialisti italiani di pneumologia riuniti a Venezia in occasione del convegno MAXXI - Massimizzazione della broncodilatazione per approfondire i bisogni clinici dei pazienti e le strategie farmacologiche più innovative, comprese le terapie in fase di sviluppo clinico e di imminente disponibilità nel nostro Paese.
 
La BPCO colpisce circa 210 milioni di persone in tutto il mondo ed è in costante crescita, secondo le proiezioni sarà al terzo posto tra le cause di morte entro il 2020. Si stima che in Italia dal 5 al 6% della popolazione ne soffra e sebbene sia spesso considerata una malattia dell’età più avanzata, le stime suggeriscono che il 50% delle persone con BPCO abbia meno di 65 anni e che la patologia sia in crescita tra le donne a causa dell’aumento dell’abitudine al fumo.
 
Tosse, espettorato e progressiva mancanza di respiro nel compiere i più semplici gesti quotidiani sono i principali sintomi della patologia. «Uno degli aspetti fondamentali della diagnosi è la distinzione tra asma e BPCO, due condizioni patologiche diverse che comportano differenti processi patogenetici, ma che vengono tuttora spesso confuse e non correttamente. Un’attenta analisi della storia clinica del paziente e dei fattori di rischio, unitamente alla spirometria, sono essenziali per una diagnosi differenziale. Le due patologie rispondono infatti in maniera diversa ai trattamenti e se gli steroidi inalatori sono efficaci nell'asma, nella BPCO dovrebbero essere riservati ai pazienti con fenotipo bronchite cronica, più compromessi funzionalmente e con frequenti riacutizzazioni», spiega Francesco Blasi, Professore Ordinario di Malattie Respiratorie presso l’Università degli Studi di Milano.
 
In Italia gli studi hanno riscontrato che l’inappropriatezza terapeutica interessa un numero ancora molto elevato di pazienti, con il 54,9% dei soggetti eccessivamente trattati. Inoltre «Come in tutte le malattie croniche, anche nella BPCO si stima che solo un paziente su due assuma la terapia. L’aderenza è quindi un aspetto cruciale, che ha due presupposti fondamentali: l’accettazione di malattia e la consapevolezza. Purtroppo gli studi hanno dimostrato che solo il 12% della popolazione italiana conosce la BPCO e questo pone un problema fondamentale di informazione», commenta G. Walter Canonica, Direttore della Clinica di Malattie Respiratorie e Allergologia dell’Università di Genova - IRCCS A.O.U. San Martino. 
 
Oltre i due terzi dei pazienti con BPCO poi presentano sintomi persistenti quali tosse e catarro nonostante la corretta aderenza ai trattamenti prescritti.
«Il problema fondamentale del paziente con BPCO è la difficoltà, con le terapie ad oggi esistenti, di raggiungere una broncodilatazione ottimale, il che comporta mancanza di respiro persistente e incapacità ad affrontare lo sforzo fisico. I polmoni non sono infatti in grado di far fronte all’aumento delle richieste di ossigeno da parte dei tessuti periferici perché l’aria rimane intrappolata al loro interno a causa della broncostruzione, impedendo l’arrivo di nuova aria per consentire un corretto scambio respiratorio. Da qui l’esigenza di individuare nuove strategie terapeutiche che migliorino la broncodilatazione», aggiunge Francesco Blasi.
 
Al convegno verranno presentati i risultati di uno dei più vasti programmi internazionali di studi clinici sulla BPCO, che raggruppa undici studi condotti o in fase di svolgimento in 52 Paesi per valutare l’efficacia e la sicurezza di una nuova classe terapeutica che sarà presto disponibile anche in Italia.
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Novartis

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