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Con l'albumina si salverebbero 6 mila vite in più ogni anno

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Pubblicato il: 26-03-2014
Con l'albumina si salverebbero 6 mila vite in più ogni anno © Thinstock Sanihelp.it - Tornare a usare l'albumina nei reparti di terapia intensiva potrebbe salvare la vita a 5-6 mila persone in più ogni anno in Europa. È la stima di Luciano Gattinoni, direttore del Dipartimento di emergenza urgenza della Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano e del Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti dell'Università degli Studi di Milano, che ha coordinato uno studio per verificare gli effetti di questa proteina sui malati ricoverati per una sepsi grave o uno shock settico.

Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine e ha coinvolto 100 strutture di terapia intensiva e rianimazione a livello nazionale.
 
L'albumina è una proteina presente naturalmente nel sangue e svolge funzioni essenziali: per esempio regola la corretta distribuzione dei liquidi corporei, mantiene l'equilibrio tra le sostanze che si distribuiscono dal sangue ai tessuti e viceversa, e ha proprietà antinfiammatorie.

La sepsi avviene quando un'infezione da microorganismi patogeni invade il circolo sanguigno e quindi può diffondersi a tutti gli organi e tessuti; nei casi più gravi porta allo shock settico, che a sua volta può provocare l'insufficienza di diversi organi, e la morte nel 50-60% dei casi.            

Nei malati con sepsi la concentrazione di albumina è in genere diminuita: iniettarla, quindi, potrebbe migliorare il decorso della malattia. 

Gli esperti del Policlinico, in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, il Consorzio Mario Negri Sud, l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e l'ateneo di Milano-Bicocca hanno coordinato lo studio Albios, che ha coinvolto 100 rianimazioni su tutto il territorio nazionale e oltre 1.800 pazienti, per tre anni e mezzo. 
 
I clinici hanno diviso in malati in due gruppi: al primo sono stati somministrati i cristalloidi, soluzione di acqua e sali per reintegrare il volume di liquidi del malato; al secondo gruppo è stata somministrata albumina in aggiunta ai cristalloidi. Già dopo 7 giorni di terapia, il gruppo che aveva ricevuto anche l'albumina aveva una pressione sanguigna migliore e un minor accumulo di liquidi nei tessuti.

Nelle settimane seguenti, è stato anche evidenziato un miglioramento della mortalità pari al 6-7% nei casi con shock settico, quelli più gravi, trattati con albumina.  
 
In Europa i malati con una diagnosi di sepsi grave o di shock settico sono il 15-20% di quelli ricoverati nei reparti di rianimazione. In Italia queste patologie colpiscono almeno 16 mila persone, che arrivano a 120-200 mila a livello europeo.
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
UniversitÓ di Milano-Bicocca

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