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Parlare della malattia

Tumore: i consigli per ascoltare chi è ammalato

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Pubblicato il: 25-03-2014

Parlare della malattia può essere molto difficile e anche chi ascolta si trova in una posizione delicata. Dieci consigli per il buon ascoltatore.

Tumore: i consigli per ascoltare chi è ammalato © Thinstock Sanihelp.it - Come raccontano i volontari dell'Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici (AIMAC) in tanti anni di esperienza accanto alle famiglie colpite da una diagnosi oncologica, spesso di fronte alla malattia di un proprio caro non si sa cosa dire. Forse però, più che offrire parole di conforto o di stimolo, può essere utile essere presenti, stare vicini e offrire la disponibilità ad ascoltare, a cuore aperto. Ecco allora il Decalogo del buon ascoltatore.

1. La giusta atmosfera. Il nostro corpo e il nostro atteggiamento dicono molto di noi, dimostrare che abbiamo voglia e tempo da dedicare ad ascoltare chi amiamo passa anche attraverso il modo di porsi. È importante allora scegliere un buon momento in cui non si abbia fretta, sedersi accanto alla persona malata, guardarla negli occhi e manifestare, come lo si ritiene opportuno, la propria vicinanza e il proprio affetto. È preferibile un luogo tranquillo, che contribuisca – nei limiti del possibile – a creare una situazione intima, familiare, rassicurante e accogliente.

2. Il malato ha voglia di parlare? Spesso pensiamo che parlare possa far bene, possa aiutare ad affrontare la situazione, a sfogare i sentimenti che si affollano in un momento tanto delicato. Può darsi però che un momento che abbiamo individuato come opportuno per il malato non lo sia oppure è possibile che abbia voglia di parlare di altro, di svagarsi con conversazioni più quotidiane. Non c’è nulla di male a chiedere Ti va di parlare un po’? e anche seguire il filo del discorso accogliendo ciò che il malato ha voglia di condividere in quel momento.3. Ascoltare davvero. Mettere in atto un ascolto non giudicante non è facile. Eppure è importante dimostrare che si sta ascoltando davvero, senza pensare a cosa rispondere o a dove portare la conversazione. Lasciate il tempo all’ammalato di esprimersi liberamente senza provare a interpretare il suo pensiero o senza interromperlo per dimostrare che avete capito. Siate ricettivi ma non invadenti, se è lui a interrompere voi, lasciatelo parlare e abbiate pazienza.

4. Incoraggiatelo ad aprirsi. Confidare le proprie emozioni di fronte alla malattia non è sempre facile; se il vostro caro parla con voi siate concilianti e accoglienti, incoraggiatelo ad aprirsi e dimostrategli che può parlare con voi in maniera libera e sincera. Sì, capisco, vai avanti, ti ascolto: sono espressioni semplici che però infondono sicurezza e coraggio in un momento delicato e spesso carico di tensione. Cercate di seguire il filo dei suoi pensieri, sottolineate qualcosa che ha appena detto, ricostruite con lui le emozioni, dimostrate che state ascoltando e che siete lì per lui.5. Il silenzio e la comunicazione non verbale. Oltre alle parole che si dicono contano molto anche i silenzi, le espressioni del viso e i gesti del corpo. Durante la conversazione potrebbero esserci dei momenti di silenzio: provate ad accogliere anche quelli, mantenete la vicinanza, poggiate una mano sulla spalla, fate una carezza, date un bacio, provate a chiedere dolcemente al malato – se lo ritenete opportuno – che cosa sta pensando. Non fatevi prendere dal panico del non so cosa dire, a volte non c’è bisogno di dire altro.

6. Esprimere i propri sentimenti. Una buona comunicazione richiede autenticità. Non abbiate timore a esprimere le vostre emozioni e ad ammettere se siete in difficoltà o in imbarazzo ad affrontare il discorso-malattia insieme all’ammalato. Essere aperti e onesti getta spesso le basi per un dialogo efficace e prezioso per entrambe le parti.

7. Essere sicuri di non aver frainteso. Non abbiate la presunzione di capire tutto e subito, l’empatia non è facile in un momento doloroso come la malattia. Abbiate il coraggio di fare qualche domanda in più, chiedete al malato come si sente, cosa prova, verificate di aver compreso ciò che vi ha detto con brevi sintesi, chiedetegli di spiegarvi meglio cosa intende. I fraintendimenti possono creare malintesi che certamente non aiutano la serenità e le relazioni interpersonali.8. Non cambiare argomento. Se il vostro caro sente di potersi sfogare con voi e vi confida le sue emozioni e le sue sofferenze, consentiteglielo. Se però non ve la sentite di affrontare argomenti tanto delicati, siate franchi e chiedetegli di rimandare senza addurre scuse, ma esprimendo la vostra difficoltà. Cercare di cambiare argomento o interrompere la conversazione con una scusa può generare malintesi.

9. Non iniziate a dare consigli. Non è facile per molti resistere alla tentazione di dare consigli e offrire soluzioni, occorre però fermarsi ad ascoltare senza dare per scontato di sapere cosa il malato provi e di cosa abbia bisogno. Evitate espressioni del tipo se fossi in te farei, meglio un approccio del tipo hai provato a pensare a questo/quest’altro? Siate propositivi ma senza la pretesa di essere risolutivi.

10. Non escludete a priori l’umorismo. Di fronte alla malattia non c’è nulla di cui scherzare, l’umorismo però può essere di aiuto per esorcizzare minacce e paure e per sfogare anche i sentimenti più negativi. Se il vostro caro è disposto anche a fare dell’umorismo, assecondatelo senza giudicare e siate pronti alla battuta!
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
AIMAC (Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici). Per ulteriori informazioni consultare l'opuscolo informativo disponibile su www.aimac.it

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