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L'importanza dello stile di vita

Italia: buone le cure ma poca prevenzione

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Pubblicato il: 01-04-2014

Il nostro Sistema Sanitario è uno dei migliori al mondo, in vent'anni la mortalità per cancro è scesa del 20%, ma nei programmi di prevenzione siamo ultimi in Europa.

Italia: buone le cure ma poca prevenzione © Thinstock Sanihelp.it - Il nostro sistema sanitario funziona molto bene. Basti pensare che per aspettativa di vita alla nascita l’Italia si colloca al terzo posto (82,7 anni), dopo Svizzera e Giappone e sopra la media OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). In un ventennio (1990-2011) inoltre si è registrata una diminuzione del tasso di mortalità per cancro pari al 20%, in netto vantaggio rispetto al dato medio OCSE (-14%). Risultati ottimali, soprattutto se considerati in rapporto alla spesa: la sanità costa agli italiani il 9,2% del Pil (rapporto OCSE, Health at a Glance 2013), molto meno che ai francesi (11,6%), ai tedeschi (11,3%), agli svedesi (9,5%), agli inglesi (9,4%) e quasi la metà che ai cittadini statunitensi (17,7%).
 
«Ma, nei programmi di prevenzione, l’Italia è ultima in Europa. In queste iniziative investiamo solo lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva, contro una media Ue del 2,9%. Ben al di sopra si collocano Paesi come Germania (3,2), Svezia (3,6), Olanda (4,8) e Romania (6,2). Alla vigilia del semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea, è necessario che le Istituzioni diano un segnale forte: servono più fondi da destinare in campagne di prevenzione», spiega il professor Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme contro il Cancro.«Il Presidente Hollande ha recentemente presentato un piano quinquennale, stanziando 1,5 miliardi di euro per promuovere programmi di prevenzione oncologica. Deve essere seguito l’esempio francese. Studi scientifici evidenziano che, seguendo semplici regole (no al fumo, dieta equilibrata, esercizio fisico costante), il 30% dei tumori è prevenibile. Ma ancora troppe persone non ne sono consapevoli. È necessario più impegno nel sensibilizzare i cittadini non solo sugli stili di vita corretti, ma anche sull’importanza della diagnosi precoce. Ad esempio, in Italia la diffusione degli screening per il tumore alla cervice e al seno è inferiore rispetto alla media OCSE. Ricordiamo che, nei Paesi occidentali, stanno diventando sempre più pressanti le esigenze di sostenibilità economica determinate dalla crescente domanda di salute, in particolare in Italia, dove la popolazione è fra le più vecchie del mondo e si prevede che entro il 2030 il 30% dei cittadini avrà più di 65 anni», continua il professor Cognetti.L’allungamento della vita si deve anche a farmaci antitumorali innovativi sempre più efficaci. «Si tratta quindi di un circolo virtuoso, ma con un’inevitabile serie di costi da affrontare. Il tetto della spesa farmaceutica territoriale è stato ridotto e portato all’11,35% del Fondo sanitario nazionale, il tetto di quella ospedaliera è al 3,5%. La maggior parte delle terapie anticancro rientra fra quelle nosocomiali, per cui è prevedibile che quest’ultima percentuale sarà superata e dovrà essere rivista. Ma le esigenze di contenimento dei costi non possono frenare la spinta verso l’innovazione. I nuovi farmaci hanno cambiato la storia naturale di alcune neoplasie. È necessario mantenere costante il rapporto tra spesa farmaceutica e Pil e investire le risorse liberate dalla scadenza dei brevetti e dall’uso dei farmaci generici e biosimilari. Così sarà possibile attuare politiche in grado di premiare l’innovazione», aggiunge il professor Stefano Cascinu, presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).

I temi sono stati affrontati in occasione del convegno L’innovazione e la ricerca farmaceutica in oncologia. Il ‘caso Italia’, fra confronti internazionali e ruolo delle Istituzioni, promosso dalla Fondazione Insieme contro il Cancro e svoltosi alla Camera dei Deputati lo scorso 25 marzo.
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Fondazione Insieme contro il cancro

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