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Autotrapianto: le nuove frontiere

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Pubblicato il: 14-12-2004

Oggi è possibile, con un intervento, ritrovare i capelli perduti in modo naturale e senza cicatrici. Merito delle nuove tecnologie, come il microscopio stereoscopico, che permette il trapianto di unità follicolari perfette

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Oggi l’autotrapianto è l’unica soluzione definitiva per recuperare i capelli perduti: con l’introduzione delle unità follicolari e del microscopio stereoscopico i risultati sono pressoché perfetti, e l’infoltimento naturale che si può ottenere consente di rimediare a qualunque tipo di diradamento. Per saperne di più abbiamo fatto qualche domanda al nostro esperto, il dottor Emilio Lavezzari.

Che vantaggi pratici ha portato il trapianto delle unità follicolari (FUT) e delle megasessions?
La tecnica delle FU permette di utilizzare in modo molto più razionale che in passato la zona donatrice, e quindi di trapiantare un numero molto superiore di capelli. Ma quello che ha cambiato la filosofia degli autotrapianti è l’impiego del microscopio, che offre la possibilità di ottenere infoltimenti naturali in ogni area del cuoio capelluto, in particolare quella fronto-temporale.

In che modo e perché si riesce con le FU a trapiantare un numero maggiore di capelli?
In realtà l’impiego delle FU permette di aumentare la qualità dei capelli trapiantati più che la quantità. I capelli che ricresceranno sono sempre e solo quelli rimossi dalla zona donatrice, che in un soggetto normale presenta una densità media di 120-150 capelli per cm/2. Generalmente non si preleva mai un numero superiore ai 3750 capelli, perché una rimozione più vasta, anche se possibile, comporterebbe uno scollamento eccessivo della cute, e una cicatrice molto visibile.

Autotrapianto ieri e oggi


Grazie a queste nuove tecniche, i risultati degli autotrapianti sono da considerare molto superiori a quelli di 10 o 20 anni fa. In cosa consiste la differenza?
Quasi tutti i trapianti eseguiti attorno agli anni novanta sono da considerarsi ancora oggi validi, specie se venivano utilizzati i micrografts e se i pazienti si sottoponevano a diverse sedute.
Bisogna tener conto che allora non esistevano le megasessions, non si conoscevano le unità follicolari, non si usava il microscopio per preparare i grafts. E soprattutto non c’era la finasteride.
I risultati negativi di quegli anni, infatti, sono rappresentati quasi esclusivamente da interventi di infoltimento non supportati da ulteriori interventi: dopo alcuni anni i pazienti si ritrovavano ad aver perso buona parte dei capelli, con grafts sparsi in modo illogico perché programmati per infoltire solo determinate aree diradate anziché per ricostruire ex novo un’area completamente calva. Oggi la finasteride e le FU hanno completamente ribaltato tale scenario.

Possono esistere, oggi, complicazioni durante o dopo un autotrapianto?
Per quanto non risultino casi gravi di complicazioni, occorre ricordare che si tratta sempre di un intervento chirurgico, durante il quale viene utilizzata una certa quantità di anestetico locale. Le cliniche specializzate, però, garantiscono il monitoraggio costante da parte di un medico anestesista, oltre a tutte le cure e attenzioni necessarie a rendere sicuro e confortevole l'intervento.

Tutti pazzi per l'autotrapianto?
Cosa ne pensa di interventi che durano oltre le 10 ore?
Ritengo che autotrapianti che superano le 6-7 ore siano soltanto un inutile stress per il paziente e per l’équipe che esegue l’intervento. Spesso, poi, gli autotrapianti di 10 ore o più avvengono in ambienti non perfettamente idonei, senza la presenza di un anestesista e con un numero inadeguato di assistenti.

Alcuni specialisti affermano di aver trapiantato oltre 6000 FU in un’unica seduta e di aver così battuto ogni record. È possibile?
Probabilmente armandosi di infinita pazienza si potrebbe riuscire nell’impresa, ma tutto questo non avrebbe altro riscontro se non quello puramente pubblicitario. Non ritengo eticamente corretto obbligare qualcuno a stare su un lettino operatorio per oltre 15 ore soltanto per battere un record.

Oltre a questa costante tendenza a trapiantare un numero sempre maggiore di FU, cosa differenzia gli specialisti europei da quelli d’oltre Atlantico?
L’America è il paese dei grandi numeri, nel bene e nel male.
Per coinvolgere i 170 milioni di potenziali pazienti, i centri USA si muovono sempre dietro rigorose strategie di marketing, utilizzando margini molto ampi di informazione e di pubblicità. Il rischio è quello di passare più tempo a discutere di strategie di mercato che a eseguire personalmente gli interventi, portati a termine da altri medici con minor esperienza.


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Redazione Sanihelp.it

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