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Neknomination: i giovani giocano con l'alcol

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Pubblicato il: 08-04-2014

Giovani, alcol e social network: questi gli ingredienti della neknomination-mania. Un fenomeno preoccupante che sta coinvolgendo gli adolescenti, anche in Italia.

Neknomination: i giovani giocano con l'alcol © Thinstock Sanihelp.it - È sufficiente fare qualche ricerca su Internet per trovare i video delle cosiddette neknomination, la cronaca nazionale e internazionale se ne è – purtroppo – già occupata in diverse occasioni. Proviamo, grazie al contributo della dottoressa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta di Roma, ad approfondire il fenomeno.
 
Rebecca ha solo 19 anni: truccata pesantemente, dalla chioma corvina e lunga, entra in un supermercato perché ha accettato una sfida che si chiama neknomination (nek indica il collo di una bottiglia). Nel video che è possibile visualizzare sul web, la ragazza entra in un supermercato con un impermeabile addosso, si aggira tra i reparti e dopo pochi secondi lascia cadere lo spolverino e si ritrova in biancheria intima; inizia a bere una birra, quasi senza concedersi un respiro, il tutto sotto l’occhio attento e voyeur della videocamera di alcuni amici che diffondono tutto su internet. La scena avviene appena prima che la vigilanza sopraggiunga e abbia il tempo di bloccare questo show. La scommessa ricevuta Rebecca l’ha accettata e vinta: bevi, fai qualcosa di spericolato e sfida gli altri sui social network è il motto di questo terribile, inquietante «gioco». Virgolettare questa parola è la scelta più giusta, perché non si tratta di un vero e proprio gioco: il gioco, in teoria, dovrebbe divertire, rilassare, permettere all’individuo di esprimersi in modo personale e creativo e non fa vittime.
Questa follia giovanile, invece, ha già ucciso alcuni ragazzi: i primi, Ross e Johnny, dopo essersi esibiti in questa sfida mortale di fronte agli schermi di amici e sconosciuti, sono stati trovati privi di vita in Irlanda; il primo è morto in coma etilico a casa, il secondo, ubriaco, è annegato in un fiume. Al momento, le vittime risultano essere cinque ma purtroppo rischiano di aumentare.
L’alcol fa parte di quel gruppo di sostanze in grado di condurre a una più o meno completa disinibizione dei comportamenti ed è uno degli elementi principali della neknomination. Il social network, poi, funge da cassa di risonanza per questo tipo di comportamenti; l’età, con la sua tipica smania di stupire, di esibirsi trasgredendo e di imitare il comportamenti dei pari, fa (quasi) tutto il resto.Il termine nomination è noto grazie ai reality-show che da anni tempestano gli schermi televisivi di tutto il globo, ma questo genere di nomination è diverso: nata probabilmente in Australia, questa moda si è diffusa in tutto il globo grazie alla rete internet. Chi riceve la nomination e mette in atto la performance richiesta, a propria volta nomina altri ragazzi, come avveniva decenni fa per la famosa catena di S. Antonio: in questa maniera il virus si propaga a vista d’occhio e in tempi da record. I ragazzi che ricevono la sfida non sono certo obbligati ad accettarla ma se la rifiutano rischiano di sentirsi in difficoltà perché rinunciarvi equivarrebbe a dichiararsi deboli e poco coraggiosi.

Le sfide possono essere le più varie ed estreme: come ad esempio svuotare una bottiglia di alcolico in un water e farla bere ad un amico tenuto a testa in giù. Tutte le neknomination hanno in comune un eccessivo consumo di alcol e la diffusione di atti pericolosi tramite social network.
In molti casi, questi macabri spettacoli avvengono in solitaria, addirittura al chiuso della propria camera; in altri, le gare avvengono in luoghi pubblici o in mezzo alla natura.«Non è colpa dei social network», sottolinea Giovanna Cosenza, docente dell’Università di Bologna e presidente del Corecom (Comitato Regionale per le Comunicazioni): questi strumenti non vanno demonizzati, le bravate dei ragazzi annoiati dalla vita e in cerca di bizzarri brividi esistono da sempre e oggi vengono diffuse più velocemente in questa modalità, ma il mezzo preso in sé e per sé non è né positivo né negativo: tutto dipende sempre dall’uso che se ne fa.
 
Introdurre, parlando con i ragazzi, l’argomento della neknomination (così come di altri comportamenti devianti) può rappresentare la chiave per trasmettere loro messaggi valoriali e comunicargli che non devono esserci tabù in questo senso: parlare di questo genere di accadimenti e confrontarsi con gli adulti è possibile, senza vergogna né paura. 
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Intervista alla dottoressa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta, Roma (www.giorgiaaloisio.it)

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