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Ricorda: nessuno è perfetto!

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Pubblicato il: 15-12-2004

Pignolo, pedante, ipercontrollato: il perfezionista dedica la sua vita alla ricerca della perfezione. Ma il prezzo da pagare è alto: stress psicologico e isolamento sociale.

Sanihelp.it - Sono fedeli al proprio dovere, organizzati, metodici e puntigliosi sul lavoro, con obiettivi chiari e proiettati nel futuro: è l’esercito dei perfezionisti, i più ammirati e invidiati, ma anche i più temuti e isolati.  
 
Nel suo libro Sindrome da perfezionismo, la psicologa Ulrike Zöllner afferma che il perfezionismo è la risposta psicologica all’ottimizzazione economica: non tiene conto del prezzo personale e sociale da pagare per l’impegno impiegato, conta solo il profitto, che è da massimizzare, a tutti i costi.  
 
Tutto questo può portare all’autodistruzione fisica e psicologica. Tuttavia il perfezionista non sembra conoscere altri comportamenti.  
 
Ma da dove viene quest’ ossessione per la perfezione?  
«Nasce da una predisposizione personale alla ricerca dell’esattezza», spiega la dottoressa Adele Steli, psicologa del lavoro, «ma anche da un ambiente che ha permesso di sviluppare tali caratteristiche: un ambiente in cui l’imperativo è ordine, oppure l’ambiente opposto, poco strutturato, che fa nascere un’esigenza di organizzazione.  
 
Comincia a evidenziarsi intorno ai 5 anni nella custodia ossessiva dei propri giocattoli, a scuola è alimentato dall’apprezzamento delle maestre fino a sfociare in patologia intorno ai 18 anni, quando il perfezionista manifesta sintomi di stress da prestazione».  
 
La possibilità di miglioramento dipende dalla capacità di fermarsi: quando ho lavorato abbastanza, quando ho imparato abbastanza, quando ho pulito abbastanza? 
 
La diligenza infatti è una qualità, a patto però che l’obiettivo sia realistico e raggiungibile. Se invece la meta è troppo alta, il pregio diventa difetto.  
 
«Il perfezionismo diventa patologico quando non comprende e non tollera le modalità di lavoro degli altri, verso i quali si mantiene un atteggiamento di critica costante e polemica. Questa attitudine interrompe qualsiasi canale comunicativo tra il perfezionista e coloro che lo circondano. 
 
Infatti nell’ambiente di lavoro il perfezionista non è molto amato: poco coinvolto nelle dinamiche di gruppo, non è mai d’accordo con gli altri, impone le sue idee, non apprezza l’innovazione: il perfezionista è un conservatore, un pedante… un tipo noioso e seccante!  
 
Se si accorgesse del proprio limite, il perfezionista potrebbe guarire.  
È necessario creare uno spiraglio di comprensione delle diversità, ma questo è difficile, perché i perfezionisti credono che il loro atteggiamento sia giusto e non vogliono cambiare.  
 
In realtà il messaggio è molto semplice: non è la perfezione che rende perfette le persone!».


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