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Il sonno favorisce il mantenimento delle funzioni cognitive

La notte porta consiglio... e memoria!

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Pubblicato il: 08-04-2014

Il sonno come risposta a quei disturbi di memoria sempre più diffusi tra la popolazione? Non rimane altro che dire "Aprile, dolce dormire"!

La notte porta consiglio... e memoria! © Thinstock Sanihelp.it - Durante il mese di marzo, tramite una serie di incontri dislocati sul territorio nazionale, si è svolta la Settimana Mondiale del Cervello, iniziativa promossa in Italia dalla Società Italiana di Neurologia (SIN) con lo scopo di informare e aggiornare il grande pubblico sulle conoscenze relative al più complesso degli organi umani, il cervello appunto.
 
Tra le tematiche trattate, si è parlato anche di Cervello e Memoria, un binomio che ha permesso di presentare una serie di dati importanti sulle capacità cognitive dell’encefalo.
 
«Oggi sappiamo che i disturbi della memoria rappresentano un sintomo sempre più comune – spiega il professor Aldo Quattrone, Presidente della SIN – che colpisce circa il 7% della popolazione generale con più di 65 anni, fino a raggiungere il 30% dei soggetti con età superiore a 80 anni».   
 
I disturbi della memoria però, non sono esclusivamente legati alla malattia di Alzheimer, ma possono colpire anche chi soffre di altre malattie neurologiche: per questo è importante prendersi cura del proprio cervello, soprattutto per preservare al meglio le facoltà cognitive di cui è sede, memoria compresa.
 
E se uno stile di vita attivo e intellettualmente stimolante (a base di lettura, studio, giochi ed esercizi matematici, logici, mnemonici e linguistici) garantisce la possibilità di mantenere il cervello in forma, Assomensana, associazione no-profit composta da neuropsicologi impegnati nello studio delle modalità di potenziamento delle facoltà cognitive, rivela come sarebbe proprio il sonno una delle leve su cui puntare per il rafforzamento della memoria.
 
«Due recenti ricerche delle Università di Washington e del Wisconsin, apparse su Science – spiega il professor Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente dell’Associazione – hanno messo in evidenza come dormire bene faccia bene alla memoria. Durante il giorno infatti, il cervello elabora una mole impressionante di informazioni (circa 11 milioni al secondo), attività che stimola le cellule cerebrali e che richiede un alto dispendio di energie».
 
In assenza delle attività intellettive che durante la giornata distraggono il cervello dall’assorbimento dei dati, di notte il cervello riesce invece a rielaborare ed immagazzinare ben l’80% delle informazioni apprese, contro il 40% delle ore diurne.
 
«Durante il riposo notturno – prosegue il professor Iannoccari – il cervello rielabora, seleziona e mantiene esclusivamente le informazioni che sono utili e indispensabili alla vita, mentre si disfa di quelle che invece non sono importanti. In questo modo, l’organo del pensiero riorganizza la rete di neuroni, conservando solo ciò che serve e preparando il tessuto cerebrale per essere efficiente il giorno dopo».
 
È quindi la notte il momento chiave in cui aumentare l’abilità mnemonica: ma per chi accusa problemi di sonno (o per chi semplicemente volesse aumentarne la qualità), quali regole seguire per godere di un riposo ristoratore? 
 
L’opuscolo Vivere almeno 100 anni curato da Assomensana, dà qualche consiglio:
 
- per il pasto serale, scegliere cibi leggeri come pesce, latte, yogurt, legumi, frutta secca (alimenti ricchi di triptofano, un amminoacido che favorisce la secrezione di serotonina, sostanza che rilassa l’organismo in modo naturale) nonché orzo, riso e carni bianche, cibi contenenti vitamina B6, coadiuvante nell’assorbimento del triptofano;

- prima di coricarsi, evitare l’assunzione di bevande alcoliche o eccitanti (come teina e caffeina), preferendo invece l’effetto rilassante di tisane a base di camomilla, tiglio, passiflora, valeriana e biancospino;
 
- evitare di sottoporre il corpo ad attività fisicamente pesanti;
 
- dormire in un luogo dove la temperatura si aggiri intorno ai 18°C, l’ideale per un sonno ristoratore;
 
- mantenere un ritmo stabile nell’orario di coricamento, prestando attenzione al rispetto dei naturali ritmi circadiani;
 
- ridurre il tempo di esposizione alla TV, soprattutto prima di andare a letto: come è stato dimostrato da un gruppo di ricercatori dell’Università della Pennsylvania, le immagini televisive stimolano la retina dell’occhio e quindi l’ipotalamo (a cui la retina è collegata), zona deputata alla regolazione del ciclo sonno-veglia;
 
- qualora non si riesca a prendere sonno, sarebbe bene alzarsi dal letto e dedicarsi ad un’attività che permetta di rilassarsi, come respirare profondamente o visualizzare mentalmente immagini piacevoli e tranquillizzanti.
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Assomensana, SocietÓ Italiana di Neurologia (SIN)

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