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In Italia si vive più a lungo e con meno psicofarmaci

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Pubblicato il: 17-04-2014
Sanihelp.it - Un quadro dalle molteplici sfaccettature quello delineato dal Rapporto Osservasalute 2013, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane nato più di dieci anni fa dall’iniziativa dell'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il report infatti rileva in primis l’aumento dell’aspettativa di vita della popolazione italiana che, nonostante gli innumerevoli tagli alla sanità decretati dalla spending review, è soggetta a una ridotta mortalità per malattie del sistema circolatorio e per i tumori, tendenza dovuta alle politiche di prevenzione attuate negli scorsi anni e alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche che hanno permesso un trattamento sempre più mirato delle malattie.

Anche lo stile di vita degli italiani è in lieve miglioramento, soprattutto nella diminuzione del consumo di alcolici e del fumo di sigarette, nonostante di contro si sia registrato un nuovo aumento dell’obesità tra i cittadini, giovani e bambini compresi, che tendono a mangiare sempre meno frutta e verdura, e a praticare pochissima attività fisica (i dati del report indicano che meno di un italiano su quattro è impegnato costantemente in uno sport).

Si arresta inoltre il trend di consumo degli psicofarmaci antidepressivi, una riduzione dovuta probabilmente a due fattori principali, ovvero all’incremento della conoscenza e dell’attenzione dei Medici di base a questo tipo di patologie (che ha portato ad un conseguente miglioramento dell’accuratezza diagnostica e all’indirizzamento verso forme riabilitative che non si riducano alla sola terapia farmacologica) e all’arricchimento delle tipologie di farmaci sul mercato che permettono di trattare, con principi attivi differenti, disturbi psichici non strettamente depressivi (come ad esempio l’ansia).

Insomma, se i dati del report indicano che nel Belpaese la qualità di vita e la longevità (nel 2010, la speranza di vita alla nascita è di 79,4 anni per gli uomini e 84,5 anni per le donne) sono in costante aumento, dall’altra il professor Ricciardi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica del Policlinico Gemelli di Roma, mette in guardia sull’importanza delle politiche sanitarie da attuarsi nel prossimo periodo.

«Il futuro sarà negativo se non si è in grado di cogliere questa fase di ristrettezze economiche come un’opportunità per migliorare l’efficienza del sistema, eliminando la corruzione e gli sprechi reali che affliggono il nostro sistema pubblico – spiega il professor Ricciardi – Per quanto osservato nel Rapporto, è fondamentale incrementare le risorse per la prevenzione primaria attraverso interventi sotto forma d’investimenti destinati ad avere alti rendimenti futuri. Al contrario, trascurare le politiche di prevenzione significa dissipare i progressi osservati in questi anni e, addirittura, rischiare di arretrare in termini di salute».
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Osservasalute 2013

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