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Soprattutto tra gli adolescenti

Cresce la dipendenza da social network

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Pubblicato il: 22-04-2014

Secondo uno studio i Mi piace su Facebook generano il rilascio di una piccola scarica di dopamina, il neurotrasmettitore che viene coinvolto nei fenomeni di dipendenza.

Cresce la dipendenza da social network © Thinstock Sanihelp.it - Le nuove tecnologie fanno ormai parte della quotidianità della maggior parte delle persone, hanno cambiato alcuni comportamenti, offerto vantaggi non indifferenti ma anche originato nuove forme di dipendenza: disturbi psicologici che generano nei casi più gravi ansia e depressione. La dipendenza dai social network interessa in particolare gli adolescenti: il 22% di questi dichiara di passare ore davanti al computer, soprattutto per connettersi a Facebook, mentre ben il 53% degli utenti si connette alla rete da cellulare per accedere ai social network. Il nostro Paese, con oltre 21 milioni di utenti, registra in percentuale più utilizzatori di social network al mondo, con l’86% dei navigatori.
 
Dai dati di uno studio di IMR Ricerche che ha coinvolto un campione di cento persone con metodo cawi (computer-assisted web interviewing) emerge che il 38% degli intervistati ammette di esagerare nell’utilizzo dei social, il 6% ammette di esserne dipendente, mentre una buona parte degli intervistati crede che i social network abbiano un potere quasi ipnotico, tanto da esserne legati anche senza che vi sia un effettivo interesse, infine il 20% ammette di avere avuto problemi relazionali derivanti dall’uso smodato di questi strumenti.Armando Stano, Segretario Generale A.I.D.A. - Accademia Internazionale Stefano Benemeglio delle Discipline Analogiche, spiega: «Dal 2008, anno in cui Facebook è sbarcato in Italia, è aumentato dell’8% il numero di persone che si rivolge a noi per risolvere il problema da dipendenza dei social network. L’utente medio ha tra i 30 e i 45 anni, spesso a rivolgersi a noi sono madri preoccupate per i loro figli che trascorrono sempre più tempo in rete. Del resto i dati parlano chiaro, e quando chiediamo qual è la motivazione principale che spinge l’individuo a reiterare il suo comportamento, il 5% dichiara di navigare su Facebook per dimenticare i suoi problemi personali, il 3% trova nel social network un profondo senso di appagamento dovuto dal consenso sociale generato dal Mi Piace, per questo i soggetti che hanno più successo su Facebook, sono quelli che rischiano di più la dipendenza.

Secondo uno studio condotto dall’Università del North Carolina, ogni volta che riceviamo un Mi Piace, infatti, il nostro organismo rilascia una piccola scarica di dopamina, il neurotrasmettitore che viene coinvolto nei fenomeni di dipendenza. L’addiction disorder, la dipendenza da Internet e, in particolare, da Facebook, porta l’individuo fuori dalla realtà, in un vortice di ostentazione del sé, di sovraesposizione della propria identità che però è totalmente costruita, fittizia. Il 2% delle persone che si rivolgono a noi dichiara di provare invidia per le foto sorridenti e felici dei propri amici, ciò li spinge a postare immagini di sé in compagnia di persone o comunque in situazioni piacevoli, per dimostrare di non essere da meno.
 
Spesso tale dipendenza nasconde dei disagi più profondi, l’obiettivo delle discipline analogiche sta nell’aiutare chi soffre a ricollegarsi con il proprio inconscio, aiutare a gestire le proprie emozioni attraverso il linguaggio dell’inconscio, un prezioso strumento di orientamento agendo sulle cause e non sul sintomo, riequilibrando così la sfera emotiva». 


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa A.I.D.A. - Accademia Internazionale Stefano Benemeglio delle Discipline Analogiche

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