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Cheratite neurotrofica: allo studio la prima cura mirata

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Pubblicato il: 14-05-2014
Cheratite neurotrofica: allo studio la prima cura mirata © Thinstock Sanihelp.it - Nuove prospettive di trattamento delle ulcere corneali per gli individui affetti da cheratite neurotrofica, patologia oculare rara ancora oggi orfana di cura, che colpisce meno di una persona su 5.000 nel mondo.
 
Il farmaco rhNGF (Nerve Growth Factor ricombinante umano) è attualmente in fase avanzata di sviluppo nell’ambito dello studio clinico Reparo, che coinvolge 39 centri in 9 Paesi europei.

In occasione dell’ARVO Annual Meeting (Orlando, USA, 4-8 maggio 2014) sono stati presentati i dati preliminari dello studio che ha dimostrato come rhNGF sia sicuro e ben tollerato.
 
Lo studio ha preso in esame 18 persone affette da cheratite neurotrofica moderata o grave conseguente a diabete, infezione oculare da virus herpes, infezioni, interventi neurochirurgici e altre patologie correlate.

I soggetti sono stati suddivisi in quattro gruppi: nel primo è stata somministrata la soluzione per uso topico in collirio al dosaggio di 10 µg/ml, nel secondo un semplice veicolo, nel terzo il dosaggio di 20 µg/ml e nel quarto ancora placebo. Al termine del trattamento in 11 malati è stato registrato un netto miglioramento delle condizioni corneali.

È stata registrata la completa risoluzione delle lesioni corneali nella maggior parte dei malati, con percentuali simili nei due gruppi trattati con rhNGF a dosaggi diversi, nonché un incremento nella sensibilità corneale in circa un malato su tre.
 
La cheratite neurotrofica si caratterizza per gravità e decorso degenerativo, derivanti da ridotta innervazione della cornea, come conseguenza di svariati stati patologici (per esempio diabete, lesioni erpetiche, interventi chirurgici) che può portare a conseguenze anche invalidanti, come ulcerazione e perforazione della cornea con conseguente perdita della funzionalità visiva. 

NGF è una proteina in grado di stimolare la crescita, il mantenimento e la sopravvivenza dei neuroni.  Attualmente la molecola è in sperimentazione anche nel trattamento del dry eye (o sindrome dell’occhio secco) e di patologie della parte posteriore dell’occhio, come la retinite pigmentosa.
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